Ospedale di Dolo, anche l’Urologia è tornata alla propria sede: i dati del periodo

Venticinque interventi previsti nella settimana in corso, un centinaio quelli effettuati a Mirano durante il lockdown

L’Urologia dell’ospedale di Dolo ha ricominciato stamattina ad operare nella sua sede dopo circa due mesi, periodo in cui l'attività era stata spostata all’ospedale di Mirano mentre quello di Dolo aveva assunto il ruolo di Covid-hospital. «La riapertura di questo reparto – sottolinea il direttore dell'Ulss 3, Giuseppe Dal Ben – fa seguito alla ripresa delle attività di altri reparti: nell’ospedale della Riviera del Brenta, dove sono stati riattivati da tempo tutti i servizi di specialistica ambulatoriale e il centro prelievi, hanno già ripreso a lavorare, infatti, Chirurgia, l’Oculistica e l’Ortopedia. Regolare, ormai, l’attività di ricovero e di degenza. L’ospedale, punto di riferimento per il territorio, recupera la piena operatività. Per l’ultimo tassello, la riapertura dell’attività materno-infantile, attendiamo solo la piena sicurezza operativa dopo l’emergenza».

I dati

Mentre il servizio urologico dolese operava temporaneamente all’ospedale di Mirano, ha effettuato un centinaio di interventi di tipo oncologico (malattie della vescica, prostata e reni). «Sento doveroso ringraziare i colleghi di Mirano della Chirurgia, della ORL e della Anestesia e Rianimazione insieme a quelli di Mestre della Urologia, che ci hanno aiutato soprattutto per le emergenze – sottolinea aggiunto il Primario, il dottor Giorgio Artuso – : insieme a loro abbiamo lavorato in piena collaborazione e devo dire che è stato gratificante sia dal punto di vista professionale che umano». Per la prima settimana dal rientro nell’ospedale di Dolo, la Urologia ha messo in programma già venticinque interventi che vanno da quelli oncologici a quelli della chirurgia “minore”, calcolosi e ipertrofia della prostata, ad esempio. Lo scorso anno il Reparto guidato dal dottor Artuso ha effettuato oltre 13 mila prestazioni di tipo ambulatoriale (visite programmate, visite in urgenza, biopsie, ecc.), e ben 1500 interventi chirurgici di cui circa il 60% riguardavano la chirurgia maggiore per tumore dove, al primo posto, campeggia il rene. A questa importante attività urologica si sono aggiunti anche i 400 pazienti neurourologici (ad esempio malati di Sclerosi multipla, Parkinson, traumi del rachide, ecc.), seguiti principalmente per problemi relativi al cattivo svuotamento della vescica (ritenzione o incontinenza).

Interventi importanti

Importante rimane il tema della chirurgia per i tumori, che interessano rene, prostata, vescica e testicoli: si parla complessivamente di circa 870 interventi eseguiti nel 2019.  «I casi più complessi – ha ricordato ancora il Primario – vengono discussi con un team multidisciplinare, dove presenti sono anche i professionisti di Mestre. Sono stati trattati diversi cittadini del Distretto di Mirano Dolo e, quando era possibile, l’intervento veniva eseguito nell’ospedale di Dolo con il supporto dei medici di Mestre, senza far spostare cioè il paziente». Per alcuni casi selezionati, inoltre, di tumore al rene, va ricordato che sono ormai undici anni che la Urologia di Dolo insieme al servizio di Radiologia, effettuano una tecnica di intervento “mininvasivo” detta crioablazione. «Ad oggi si conta circa un centinaio di interventi con questa particolare tecnica – ha continuato il Primario urologo – che può essere impiegata per tumori di piccole dimensioni, e viene proposta, dopo una valutazione uro-oncologico multidisciplinare, a pazienti particolari, affetti da patologie che impediscono l’impiego della tecnica chirurgica tradizionale, come ad esempio persone con fattori di rischio cardiovascolari o che siano portatori di rene unico». Rispetto quindi a trent’anni fa, si son fatti passi in avanti nella chirurgia tradizionale che prevedeva in genere l’asportazione del rene malato: si sono affinate sempre più delle tecniche meno invasive e altrettanto efficaci nel controllo e nella cura della malattia.

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