Giovedì, 29 Luglio 2021
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Ex ospedale al Mare, serve più tempo per la verifica sul vincolo

Il Tar parla del 2022, fino a quella data Cassa depositi e prestiti non può abbattere i padiglioni sui quali Italia Nostra ha presentato ricorso: Vicenza, Verona, Venezia, Belluno e Orfani di Guerra

Rendering progetto Resort Cassa depositi e prestiti

Italia Nostra, associazione nazionale per la tutela del patrimonio storico, artistico e naturale, sui 5 padiglioni dell'ex ospedale al Mare del Lido aveva chiesto al Tar (tribunale amministrativo regionale) di fare luce il 24 dicembre scorso, visto il nuovo progetto del Resort sull'area, di Cassa Depositi e prestiti, e la demolizione che sembrava prossima. Per il Tar, che si è preso tempo, «le questioni prospettate necessitano approfondimento». 

Gli immobili in questione (i padiglioni Vicenza, Verona, Venezia, Belluno e Orfani di Guerra), per l'associazione, «furono dichiarati di interesse culturale con decreto del 20 maggio 2008 dell’allora direttore Ugo Soragni. La notizia che il 24 giugno 2020 la commissione regionale per il patrimonio culturale del Mibact (ministero dei Beni culturali)) ha autorizzato Cassa depositi e prestiti (Cdp), proprietaria, a demolire gli edifici ci ha lasciati interdetti», avevano commentato a Natale, dichiarando il ricorso.

«I giudici hanno ravvisato l’esistenza di esigenze cautelari - afferma Italia Nostra -. Attendendo il giudizio di merito fissato nel primo trimestre 2022, non può procedere ad alcuna demolizione (il Comune non ha finora approvato la Variante e permane il nodo del Monoblocco). Quest’anno sarà anche l’occasione per avviare, utilizzando la documentazione che il Mibact e la proprietà hanno depositato al Tar, il “dibattito pubblico” previsto dal Protocollo d’intesa sottoscritto da Comune, Regione e Cdp, il 14 giugno 2019 e per organizzare un convegno sull’opera dell’ingegner Antonio Spandri, progettista del nucleo originario dell'ospedale».

«La colpa di eventuali ritardi nel progetto di recupero - continua l'associazione - non è di chi vuole che la legge sia rispettata, ma di chi ha proposto un progetto che non tiene conto dei vincoli. I padiglioni che Cdp vuole abbattere sono quelli dichiarati dalla Soprintendenza di maggior valore storico-identitario del nucleo originario del 1921. Verrebbero sacrificati, in quanto fronte mare, per essere sostituiti da nuove costruzioni con piscina e da edifici perpendicolari ai padiglioni originari».

Per Italia Nostra il degrado non implica un pericolo di crollo e aggiunge: «si può invece ravvisare una responsabilità nell’aver lasciato gran parte dei padiglioni vincolati senza alcuna misura di protezione, senza serramenti in alcuni casi, contro le disposizioni del codice dei beni culturali. Anche l’autorizzazione all’alienazione era stata rilasciata al Comune a fronte di "intenzioni conservative integrali” degli immobili vincolati - conclude l'associazione -. La Soprintendenza stessa ha espresso preoccupazione per la destinazione turistica del complesso».

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