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Interviste ai lavoratori del teatro: l'amarezza per la chiusura, la forza di guardare oltre | VIDEO

Le preoccupazioni e le idee per il futuro nelle opinioni di cinque professionisti

 

Il Dpcm dello scorso 24 ottobre ha sancito la chiusura dei teatri e dei cinema a seguito dell’emergenza sanitaria in corso: una decisione che ha sollevato molteplici proteste e manifestazioni di dissenso da parte dei professionisti del settore dello spettacolo. Sul Corriere della Sera il premier Giuseppe Conte spiegava, lo scorso 27 ottobre, le motivazioni dietro la chiusura dei teatri, in risposta ad un appello rivoltogli dal direttore d'orchestra Riccardo Muti: «È una decisione che non abbiamo preso a cuor leggero perché siamo consapevoli che tutti i protagonisti del mondo dello spettacolo — artisti, musicisti, autori, imprenditori, tecnici, lavoratori — stanno soffrendo enormi difficoltà ormai da molti mesi. I medesimi protocolli di sicurezza, se da un lato offrono maggiori garanzie di prevenire il contagio, dall’altro lato limitano fortemente la presenza del pubblico, contribuendo al generale depauperamento di questo come di altri settori di attività. La gestazione di quest'ultimo Dpcm è stata particolarmente sofferta [...]. La riduzione delle occasioni di socialità e dei momenti aggregativi comporta anche la drastica riduzione del numero dei contatti personali».

Ma cosa ne pensano i professionisti dello spettacolo? Abbiamo raccolto i pareri di cinque personalità teatrali. Il primo ad intervenire è stato Massimo Ongaro, direttore del Teatro Stabile del Veneto, che ha affermato: «Probabilmente l’intento del governo è comprensibile, anche se noi ci eravamo attrezzati per garantire la sicurezza del pubblico e del personale. Attualmente stiamo cercando di cogliere comunque alcune possibilità, ad esempio spostando parte della programmazione in streaming. Ovviamente però la dimensione dal vivo non è sostituibile con quella virtuale».

Quest’ultima dichiarazione trova fortemente eco nelle parole di Renato Gatto, responsabile della didattica dell’Accademia Teatrale Carlo Goldoni: «Negare la possibilità di fare attività in presenza rende veramente difficile la creazione, per i ragazzi, di un percorso sensato. Non è possibile fare teatro in streaming perché la presenza del pubblico è un elemento essenziale del mondo teatrale. Se parliamo della formazione, inoltre, è ancora meno possibile l’idea di istruire i futuri attori unicamente tramite il mezzo virtuale». 

Recentemente un’indagine eseguita dall’Agis - Associazione Generale Italiana dello Spettacolo ha portato alla luce l’estrema sicurezza del teatro: dal 15 giugno ad inizio ottobre, su 347.262 spettatori di 2.782 spettacoli – tra lirica, prosa, danza e concerti – con una media di 130 presenze per ciascun evento, si è registrato un solo caso di contagio da Covid-19 sulla base delle segnalazioni pervenute dalle ASL territoriali e attraverso l'app "Immuni". Una sicurezza ribadita anche dal pensiero di Stefano Poli, direttore del Teatro a l’Avogaria: «Credo che i teatri e i cinema siano i luoghi più protetti, nei quali la sicurezza venga veramente salvaguardata. Tutti i soci della nostra associazione hanno preso la notizia della chiusura in maniera negativa perché il teatro veniva vissuto come una vera e propria occasione di aggregazione e di conoscenza. Quest’anno c’è stata una leggera riduzione delle iscrizioni ai corsi, che continueremo comunque a svolgere mantenendo le dovute precauzioni».

Mattia Berto, direttore artistico del Teatrino Groggia, ha posto invece l’accento sulla categoria dei professionisti dello spettacolo, a suo dire spesso ignorata: «È necessarie dare più attenzione a questi lavoratori, che troppe volte vengono dimenticati. La notizia della chiusura dei teatri mi addolora molto perché da sempre sono luoghi di comunità che permettono alle generazioni di creare nuove prospettive».

Quali sono le idee per il futuro? A proporre alcune possibili soluzioni è stato l’attore Luciano Roman, che recentemente ha interpretato il geniale compositore Beethoven in “Ludwig Van”, uno spettacolo prodotto dallo Stabile del Veneto e trasmesso in streaming sulla piattaforma Backstage lo scorso 8 novembre: «Credo che alla fine di questo lungo periodo di chiusura dovremmo ripensare al teatro e a che cosa potrà risultare interessante per un pubblico che sarà inevitabilmente cambiato. Tuttavia non è certo questa chiusura a spaventarci perché ci sarà sempre la fame di arte e di bellezza».

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