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Alcune Partite Iva con il cappio al collo

Alcune Partite Iva con il cappio al collo

Flash Mob delle Partite Iva: sotto Ca' Farsetti la protesta con il cappio al collo

Una gruppetto, tra ristoratori e imprenditori, si sono dati appuntamento mercoledì mattina a Venezia per rivendicare lavoro e libertà: «Vogliamo riaprire e chiediamo risposte da governo e Regioni. Le cure ci sono e si avvicina l'estate. Come faremo?». Solidarietà da gruppi politici, Nino Galloni (economista): «I governi stanno sbagliando»

Cappio al collo per una decina di Partite Iva che si sono riunite mercoledì mattina in un flash mob a Ca' Farsetti a Venezia per chiedere alle Istituzioni, governo e Regione in primis, di non abbandonare una categoria che dicono, se dovesse morire, di fatto «metterebbe in pericolo la stessa Italia, portandola al collasso».

«Fateci riaprire, le cure ci sono»

«Vogliamo riaprire e chiediamo risposte da governo e Regioni. Le cure ci sono e si avvicina l'estate. Come faremo?» esordisce Paola, Partita Iva del settore del turismo nonchè esponente del gruppo Riscossa Italia, che guarda con preoccupazione alla nuova stagione: «In contemporanea con le proteste che si tengono a Roma siamo qui perchè vogliamo risposte: il presidente della Regione del Veneto pensa di chiudere tutto come nella stagione invernale? Oppure il piano è di costringerci a vaccinazioni di massa? Venezia è città simbolo del turismo: oggi non c'è nessuno, oggi è tutto chiuso. Perchè Venezia non riapre H24? Con tutte le precauzioni del caso, non capisco perchè a un anno di distanza, come per altro avvenuto l'anno scorso quando dicevano eravamo in piena pandemia, non si possa riaprire. Vogliamo risposte chiare: hanno deciso che vogliono far morire il comparto? Inoltre le cure ci sono: cosa aspettiamo a utilizzarle e riaprire come in certe zone degli Stati Uniti o in altri Paesi d'Europa? Qualcuno dovrà risponderne: se ci sono responsabilità invochiamo una Norimberga Due».

Solidarietà

A fargli eco anche alcuni artigiani del settore, da Adriano ad Andrea: «Abbiamo le aziende chiuse da marzo - ci racconta quest'ultimo - I miei negozi hanno lavorato due mesi e ho fatto il 10% di fatturato del 2019. I miei lavoratori per sei mesi sono rimasti senza soldi per vivere. Così si affossa la storia del vetro di Murano: dalla concorrenza cinese ai lockdown. Che politiche sono? La mia è un'attività aperta da mio nonno, passata poi a mio padre e ora a me e mio fratello. La nostra storia si sta affossando. Sono qui per dire che di questa situazione si muore, non di solo Covid». Solidarietà alla categoria è stata espressa anche da parte di alcuni personaggi noti come Nino Galloni, economista, che spiega: «I governi hanno sbagliato tutte le misure per affrontare l'emergenza sanitaria: si doveva essere più seri con le persone deboli ed esposte e consentire al resto della popolazione di vivere normalmente. "Science" e altre riviste specializzate ci dimostrano che il virus sarà battuto quando quasi tutta la popolazione l'avrà preso e depotenziato. A quel punto sarà un virus trascurabile: questo implica il dover fare tutto l'opposto di ciò che è stato fatto dalle autorità in questo anno di delirio. Salvando anche Venezia». Ma solidarietà è stata espressa anche da alcuni gruppi politici: da Forza Nuova, presente con il responsabile di Venezia, Alessandro Rossi, che ha invocato «libertà da una tirannide sanitaria che è diventata vero e proprio sistema di governo», al già citato gruppo sovranista Riscossa Italia, fino ad Ancora Italia, il partito di Francesco Toscano, che ha espresso vicinanza tramite il coordinamento regionale veneto.

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