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Muore sua moglie, perde casa e lavoro: Stefano, una vita ancora più difficile dopo il Covid

Dopo la tragedia che lo ha coinvolto ora vive in una macchina nei pressi del cimitero di Campolongo Maggiore: «L'ultima possibilità di lavoro è sfumata per le restrizioni causa Covid. Chiedo un mondo dove vi sia dignità e libertà per tutti»

Attualmente la sua macchina è tutto il suo mondo, soprattutto dopo la morte della moglie che lo ha profondamente sconvolto. Lui è Stefano, abita a Campolongo Maggiore. Da molti anni ormai, per lui, ultrasessantenne, trovare un lavoro stabile dopo la mobilità è sempre più un'impresa così che, persa la sua dolce metà, vive nella sua automobile.

L'inizio 

«Ho perso mia moglie nel 2017 e i problemi lavorativi già allora mi hanno tagliato le gambe: impossibile mantenere la casa e così la proprietaria decise di venderla e, d’accordo con il nuovo padrone, due mesi dopo il suo ingresso sono dovuto uscire. Da quel giorno ho dormito un po' ovunque: in stazione, davanti al Comune. Dove capitava. Fino a che un giorno ho vinto un concorso per uno stage: una possibilità enorme che mi ha permesso di comprare la macchina. Proprio per aver effettuato quello stage nel settore alimentare mi è sato tolto il reddito di cittadinanza, cosa che, appena finito lo stage, mi ha nuovamente rimesso in enorme difficoltà». Non è stata la sua unica esperienza: Stefano ha vinto anche un altro concorso come cuoco ma terminata anche quella esperienza è rimasto senza un posto fisso. Fortunatamente dopo qualche tempo, dopo aver chiesto nuovamente il reddito di cittadinanza, gli è stato concesso. Un contributo che sommato alla pensione della moglie gli permette di vivere, ma solo perchè, ci conferma Stefano, la macchina è più "economica": «Se dovessi vivere in una casa, pagare le bollette e le tasse, mangiare, insomma vivere normalmente non arriverei mai a fine mese. E' proprio per questo che chi decide di mettere al mondo una famiglia oggi è un eroe».

Difficile trovare lavoro

La voglia di lavorare certo non manca, sono le possibilità, oggi più che mai, che soprattutto per una categoria matura come la sua, scarseggiano. «Sono umilmente a disposizione per qualsiasi impiego. In passato ho lavorato ai servizi sociali del Comune di Campolongo, ho fatto anche il saldatore, il magazziniere, il mulettista, il fotografo. Sono stato in mobilità. Purtroppo il solo fatto di frequentare dei corsi fa si che uno come me non possa ricevere un reddito di cittadinanza: ma fare stage non significa affatto lavorare». L'ultima possibilità prima del Covid: «Ero riuscito a trovare impiego in una società che impiega personale nella lettura dei contatori: era tutto pronto, poi è arrivato il Covid e le assunzioni le hanno bloccate. E oggi sono qui».

Vita dignitosa

Attualmente Stefano è assistito dal comune di Campolongo Maggiore «sempre gentilmente presente» ma purtroppo attualmente per legge nella graduatoria «tra i single aventi diritto ad una casa sono al settimo posto. L’ultimo incontro con gli assistenti sociali è avvenuto la settimana scorsa e ad oggi mi dicono che stanno cercando una soluzione abitativa a basso costo che possa permettermi di vivere dignitosamente o quantomeno avere un riparo per la notte durante l'inverno. Abito ormai nella mia quattroruote, sosto davanti al cimitero per discrezione, eppure ogni giorno i carabinieri, che ormai mi conoscono, vengono qui per controllare chi io sia, chiamati, spesso, da qualcuno. Mi avevano proposto di andare a dormire in un’altra soluzione abitativa a Mestre ma con tamponi cadenzati e controlli costanti non ce l'ho fatta: sarebbe stato più un ospedale che non una hospitality». Per Stefano il vero miracolo, oggi, è tornare ad una vita dignitosa: «La nostra società non ha spazio per le persone in difficoltà e dopo il Covid la situazione è anche peggiorata. Non è possibile togliere la dignità di un lavoro, non è possibile vivere solo di un reddito di cittadinanza. Sogno un mondo dove ci sia spazio, libertà e dignità per tutti». Utopia o semplice voglia di un mondo migliore?

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