Piano per la ripartenza in Veneto: cominciano 20 aziende con il Covid manager

«Riaprire prima possibile. Sicurezza per chi frequenta le imprese». Il progetto della Regione e Azienda Zero. «Via i codici Ateco». Confronto con le parti sociali. «Subito moda, servizi e edilizia privata»

Tamponi, archivio

«Riaprire sì, prima possibile, rispettando i responsi degli esperti, ma anche creando le condizioni per una estrema sicurezza sanitaria per i lavoratori e per tutti coloro che, a diverso titolo, frequenteranno le aziende, dai titolari ai fornitori». È la linea tracciata dal progetto Fase 2, riapertura delle attività produttive in Veneto, elaborato dalla Regione e da Azienda Zero, portato al tavolo del confronto con le parti sociali, convocato in videoconferenza venerdì pomeriggio dall’assessore alla Sanità, Manuela Lanzarin. La Regione ha chiesto di far pervenire le osservazioni e i suggerimenti allo scopo di poter inviare al governo già lunedì l’intero progetto condiviso. Tra i settori che, secondo l'assessore regionale allo Sviluppo economico Roberto Marcato, dovrebbero riaprire subito ci sono la moda, l'edilizia privata e i servizi.

Progetto in itinere

Tre gli obiettivi principali: supportare le aziende nella fase della riapertura delle attività produttive, definire una serie di linee guida di prevenzione per garantire la salute pubblica attraverso il “manuale della riapertura”, acquisire evidenze scientifiche su una ventina di aziende del territorio (3 mila lavoratori coinvolti e i medici del lavoro a supporto) per raccogliere indicazioni epidemiologiche, organizzative e di processo per aggiornare passo dopo passo il manuale. «Ho sempre detto che, quando il governo nazionale (che ne ha la competenza esclusiva) avesse attivato la riapertura, il Veneto si sarebbe fatto trovare pronto – dice il presidente della Regione Luca Zaia – e così è. Con questo virus si deve imparare a convivere, perché ne avremo a che fare a lungo. Ma l’economia, nel frattempo, non può e non deve morire». Obiettivo è equilibrare due esigenze primarie: la salute e la ripresa. «I lavoratori saranno loro il vero cuore della ripartenza, per nessun motivo dovranno essere esposti a rischi inutili. Se non si è in grado di garantirli, allora non si apra», afferma Zaia.

Il manager

Il Covid manager è un referente unico per l'attuazione delle misure di prevenzione ed è punto di contatto per le strutture del sistema sanitario regionale. Ci sono i rappresentanti dei lavoratori a vigilare sull'attuazione delle misure. Nel piano vengono previste attività e lavoratori che riprenderanno primariamente. Il target della sperimentazione è composto da circa 20 aziende, delle diverse province, appartenenti ai settori manifattura, alimentare, medicale, delle costruzioni, dei servizi e agroalimentare: 3 mila lavoratori coinvolti. I partner sono i Medici del lavoro delle rispettive aziende. È prevista l'esecuzione di test sierologici o tamponi e la misurazione della temperatura corporea tutti i giorni e le persone, prima di riprendere le attività, vengono inserite nelle categorie: già infettate, guarite, in isolamento, o in stato non noto. Se guarite e in stato non noto, ma non in isolamento, vengono riammesse al lavoro (foto in basso: schema della Regione).

La flessibilità

Per l'assessore Lanzarin, è un piano che verrà aggiornato mano a mano che emergeranno nuove necessità. Un progetto sperimentale con il massimo dell’elasticità. «Alle aziende, peraltro, non faremo mancare supporto diretto e assistenza medico-scientifica»: in ogni azienda ci sarà un Covid-manager come figura di riferimento dell’intero processo, un piano dei rischi Covid, la definizione e applicazione rigorosa di dieci indicazioni operative da attuare in azienda. 

  • Igienizzazione e sanificazione degli ambienti di lavoro
  • Informazione e formazione di tutto il personale
  • Incentivazione di smart working e limitazione delle occasioni di contatto
  • Rilevazione della temperatura corporea di lavoratori, fornitori, visitatori
  • Obbligo di utilizzo di guanti e dispositivi di protezione delle vie respiratorie
  • Mantenimento della distanza interpersonale di almeno un metro (criterio di distanza “droplet”) sia nelle postazioni di lavoro che negli ambienti comuni
  • Rigorosa igiene delle mani e delle secrezioni respiratorie
  • Uso razionale dei test diagnostici.
  • Tutela dei lavoratori più vulnerabili
  • Gestione degli eventuali casi di positività

Elementi del progetto

Un supporto di informazione e formazione, e tutorial per i datori di lavoro, per i Covid manager e per il lavoratori. Un sistema di verifica accessibile alle singole imprese che mette a disposizione i livelli di rischio dei lavoratori, ottenuti dal sistema di biosorveglianza regionale come, ad esempio, lavoratori non reintegrabili per positività o isolamento, o lavoratori reintegrabili con il profilo di rischio. Predisposizione di comunicazione diretta, tramite App per i lavoratori, con finalità informative, di autodiagnosi, e con altre funzionalità che potranno essere attivate sulla base dell’evoluzione dello scenario.

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Codici Ateco

Venerdì mattina intanto l'assessore regionale allo Sviluppo economico Roberto Marcato, si è incontrato con i rappresentanti del mondo economico veneto al tavolo di concertazione, da quelli degli enti fieristici alle Camere di commercio che hanno fatto il punto circa i risvolti che l’emergenza sanitaria sta producendo. «È emersa la volontà del mondo imprenditoriale di superare la fase dei codici Ateco per riaprire le attività, garantendo il massimo della sicurezza – spiega Marcato – fra i settori in crisi spiccano moda e servizi alla persona che devono riaprire immediatamente, altrimenti rischiano di non riaprire mai più. Sono molti i settori che, comunque, richiedono misure specifiche per poter pensare non solo alla riapertura ma al successivo rilancio». Tra gli aspetti evidenziati è emerso il problema dell’accesso al credito e della semplificazione delle procedure burocratiche. «Porterò all’attenzione del presidente Zaia la richiesta delle imprese di riaprire subito e in sicurezza – precisa l’assessore –  e lo ribadirò in Commissione Attività Produttive della conferenza Stato Regioni la prossima settimana insieme alla questione dei tempi nell’erogazione dei fondi del decreto Liquidità».

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La Cgil

Abbiamo sottoscritto centinaia di accordi, sia di sistema con le associazioni datoriali, sia nelle singole aziende, per definire le modalità di ripresa delle attività produttive nel rispetto del protocollo governo-sindacati del 14 marzo - commenta il segretario nazionale Filctem Cgil Marco Falcinelli -. Certo che sta a cuore anche a noi la ripresa delle attività produttive il prima possibile, perché attraverso essa passa il futuro del Paese e lo abbiamo dimostrato sottoscrivendo accordi sulla ripartenza quasi ovunque. Ma la nostra responsabilità, al momento, si ferma qui. È il governo che deve urgentemente decidere. E alle imprese consiglierei di iniziare a pensare ad un nuovo modello di relazioni industriali che veda il ruolo dei lavoratori e dei loro rappresentanti in modo strategico per il futuro».
 

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