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«Ecco come riaccendiamo le persone»: per 649 si sono aperte nuove prospettive

Le misure di politica attiva del Comune di Venezia e i dati sui progetti avviati. Un milione di investimenti per rimettere in gioco giovani, donne in difficoltà, vittime di violenza o delle tratte: risorse europee, governative o regionali

Persone vittime di tratta o di sfruttamento, donne che fanno i conti con la violenza famigliare, minori senza genitori, giovani senza prospettive e adulti che vivono "ai margini": per loro, 649 persone entrate in progetti di politica attiva nel 2021 promossi dalla direzione Coesione sociale, si sono aperte nuove opportunità. Una su quattro è una persona vittima di tratta o di sfruttamento lavorativo, una su cinque percepisce il reddito di cittadinanza e ha sottoscritto un accordo con i servizi sociali comunali.

Sono le due categorie più rappresentate tra le persone fragili, in grado, dopo un apposito percorso, di poter reinserirsi nella vita sociale e lavorativa attiva, ma ci sono anche disoccupati (15%), donne vittime di violenza (10%), minori a rischio, sia italiani che stranieri (14%), adulti in stato di grave marginalità (10%). Una “zona grigia” che non era stata, sino a pochi anni fa, esplorata, e su cui invece il Comune ha deciso di investire in maniera cospicua, come è stato spiegato al Municipio di Mestre stamattina, venerdì 6 maggio, dall'assessore alla Coesione sociale Simone Venturini, il direttore del settore Luciano Marini, il referente del progetto Meme Pandin, il presidente della terza commissione consiliare, Paolo Tagliapietra.

«Se nel biennio 2019-20 - ha detto Marini presentando il report dell'attività svolta nell'ultimo anno - i progetti erano stati complessivamente 17 (con 846 persone seguite), nel solo 2021 ne sono stati attivati 12 che vedono il coinvolgimento di quattro diversi servizi (pronto intervento sociale; protezione sociale; infanzia e adolescenza; occupabilità e cittadinanza attiva) e la collaborazione di 11 enti esterni (prevalentemente cooperative sociali). 

Alle persone coinvolte viene proposto, in base alla loro situazione e condizione, un percorso che viene definito di “soglie di accesso”, una sorta di scala da percorrere che prevede un primo gradino che ha come obiettivo l'inclusione attiva (ovvero il recupero delle capacità residue di inserimento lavorativo e di socializzazione), un secondo volto all'occupabilità (cioè alla capacità, attraverso anche alla formazione, di cercare, trovare e mantenere un lavoro) e l'ultimo che porta al raggiungimento dell'inserimento lavorativo vero e proprio. Un lavoro sicuramente accurato e complesso, che ha per il Comune costi limitati. Il budget dei 12 progetti è di 1.071.000 euro, in gran parte ottenuti da finanziamenti europei, governativi o regionali: solo il 9% proviene dal bilancio comunale.

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