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Bonifiche, Bernstein: "Porto Marghera un parco verde per i cittadini? Non mi stupirei"

"L'accordo di programma per la chimica - spiega l'esperto di ingegneria per la tutela e valorizzazione dell'ambiente - aveva previsto un trattamento dei terreni di risulta, in loco, che permettesse, una volta stabilito il destino delle aree, il reinsediamento industriale. Ma se non ci sono richieste di industrie qui, o si fatica a trovare domanda poi su queste vaste aree da parte di imprese, nulla vieta di pensare a un riutilizzo urbano, a un utilizzo per il miglioramento della vita dei cittadini. Se ne conoscono importanti esempi in Germania, o nel Galles. Non è escluso che in parte Porto Marghera possa diventare un parco".

 

"Parlare di bonifiche significa: protezione della laguna e riciclaggio dei terreni non più utilizzati - spiega Bernestein - ma i fondi sono finiti. C’è qualche disponibilità economica ora e si possono chiudere i marginamenti e completare il sistema dei drenaggi e le acque di scarico, ma l’accordo di programma sulla chimica aveva stabilito che aziende e Stato avrebbero speso la stessa cifra per le bonifiche. Le aziende hanno speso 550 milioni e lo Stato 230. Mancano 200 milioni, quelli che lo Stato non ha mai messo a integrazione di quelli privati. Completare i marginamenti significa far funzionare condutture, impianti di depurazione e sollevamento".

'Accorpare e bonificare'

"Per utilizzare queste aree - spiega l'ingegnere - bisogna inoltre accorpare tutte queste aree, perché la specialità di Marghera è la grandezza, ci sono migliaia di ettari disponibili. Le bonifiche di sicuro si fanno in loco. L’accordo di programma della chimica e il masterplan delle bonifiche lo ha stabilito: la gestione dei terreni di risulta da scavi deve essere fatta all’interno del sito di Porto Marghera, e si devono utilizzare le ex discariche per ricevere questi materiali. Se la bonifica si fa in modo selettivo, e le quantità sono minori, si può fare. Lo sblocco del vallone Moranzani è fondamentale non solo per il dragaggio dei canali del porto, ma anche per il trattamento dei fanghi di risulta. I tempi si possono accorciare e i costi si possono abbassare, se c’è una selezione. Oggi parlare di bonifiche significa non 200 euro a metro quadro, ma adattamento delle condizioni del suolo alle attività che vengono svolte, in modo da azzerare i rischi per chi va a lavorare su quelle aree, ed è più facile, si parla di 20, 30 euro a metro quadro, costi compatibili con una nuova iniziativa industriale".

'Parco'

"Le bonifiche - aggiunge  non precedono ma seguono la scelta delle attività produttive. C’è a Marghera, e in tutto il Veneto, una grande quantità di terreni disponibili. Marghera è interessante per i 2 mila ettari disponibili, ma le aree devono essere accorpate e bonificate. I 107 ettari sono una manciata di coriandoli. Come utilizzare queste aree? Se non c’è richiesta industriale? Non sarei scandalizzato se servissero a migliorare la qualità della vita dei cittadini. Quindi, pensando a una fascia verde, che sorge tra quelle reindustrializzate e quelle abitate. Tra gli esempi internazionali c’è la Rurh e il Galles, sito trasformato in un grande parco, lasciando gli impianti sotto. E’ diventato una collina, un’oasi naturalistica, con animali, dove le persone vanno ed è un polmone alle porte della città. Sicuramente - conclude Bernstein - il vallone Moranzani è questo, ed è previsto diventi un parco, dal paese di Malcontenta fino a Fusina, e questa cosa può essere forse estesa".

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