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Il prefetto: a Venezia serve un freno al turismo

Parlando alla commissione ambiene della Camera ha descritto una «illegalità diffusa di tutto il sistema economico» e si è detto «preoccupato» della situazione, anche sul fronte del commercio. Per affrontarla propone soluzioni drastiche

L'eccesso di turismo «è il problema più importante» a Venezia perché causa «lo snaturamento della città, un degrado economico-sociale e una diffusa illegalità». A sostenerlo è il prefetto Vittorio Zappalorto, intervenuto in audizione alla commissione Ambiente, territorio e lavori pubblici della Camera nell'ambito della proposta di legge speciale per Venezia. «Negli anni, la presenza turistica ha cambiato il volto della città - ha spiegato -. La forte domanda ha favorito la trasformazione di quelle che erano abitazioni in alloggi turistici. La loro commercializzazione avviene perlopiù in maniera abusiva, è organizzata da agenzie internazionali che hanno sede all'estero e comporta una forte elusione delle imposte. Dal 2000 al 2019 - ha riepilogato - 20mila persone hanno lasciato il centro storico».

Un tetto alle affittanze turistiche

Per questo, suggerisce Zappalorto, è necessario intervenire con una legislazione specifica e introdurre una disciplina che metta un freno al fenomeno. Ad esempio un numero minimo di giorni consecutivi di affitto. «Venezia non è una città come le altre», ha ribadito più volte. L'overtourism «ha comportato la sparizione delle locazioni ordinarie: il veneziano lascia la città, si trasferisce in terraferma e ricava nella casa di origine uno o più appartamenti da affittare». Per convenienza economica, naturalmente. Così non c'è più posto per i residenti: «Un giovane che intenda trasferirsi in città si trova a partecipare ad una sorta di gara, con centinaia di concorrenti e rilanci del canone di affitto». E i prezzi non sono più sostenibili: «Abbiamo anche assistito allo spopolamento delle pubbliche amministrazioni - spiega Zappalorto -. In prefettura, in certe giornate, abbiamo chiuso gli uffici al pubblico perché non abbiamo più personale. E lo stesso vale per l'amministrazione della giustizia, che continua a essere in grande difficoltà» per la mancanza di organico.

Commercio, degrado e illegalità

«Questo tipo di turismo a basso prezzo - continua il prefetto - viene soddisfatto da negozi gestiti perlopiù da cinesi, che hanno fatto sparire le attività di prossimità come macellerie e panifici. Lungo gli itinerari fortemente frequentati sono sorti negozi di abbigliamento di bassa qualità, souvenir, take away e fast food». Il tutto nella «impossibilità di fare controlli» a causa del continuo turn over dei titolari, che non consente di fare verifiche. «Nel 1998 c'erano 45 negozi di questo tipo, adesso abbiamo superato i mille». Sul tema, «la guardia di finanza e la polizia locale hanno realizzato un dossier, che analizza il fenomeno e fornisce indicazioni operative per uscire da questa situazione».

Sul fronte del commercio, «la situazione è fortemente preoccupante. I titolari che acquistano le licenze hanno una capacità reddituale che non giustifica la spesa sostenuta, quindi ci chiediamo da dove vengono questi soldi. Sono flussi che provengono da paesi orientali, in modo non trasparente». E ora «nella comunità cinese si diffonde l'acquisto di asset importanti, tra i quali alberghi storici o complessi immobiliari». Il tutto tramite escamotage che permettono di evitare la normativa antiriciclaggio. «Un vero e proprio sistema che porta con sé lavoratori irregolari, fatturazioni false, prodotti non certificati e di bassa qualità». Quindi «non solo degrado sociale, ma anche diffusa illegalità di tutto il sistema economico».

L'utilità sociale sopra gli interessi economici

Serve, quindi, una nuova disciplina «che possa incidere sull'iniziativa economica e la disponibilità del patrimonio da parte del privato, come previsto dall'articolo 41 della Costituzione», secondo il quale «la proprietà privata deve essere soggetta anche ad un'utilità di tipo sociale. Ricordo che nella prima legge speciale del 1973 non si parla solo di salvaguardia fisica, ma anche di vitalità socio-economica. Questi - riepiloga il prefetto - sono tutti settori che andrebbero normati: ricettività extra-alberghiera, commercio, attività di somministrazione, trasporto acqueo e professioni turistiche. Venezia è patrimonio dell'umanità, non si può pensare che i privati possano decidere dell'utilizzo di queste abitazioni senza condizionamenti o restrizioni». Non è facile, ma una legge speciale per la laguna dovrebbe occuparsi anche, e principalmente, di questo.

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