Giovedì, 21 Ottobre 2021
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«Prescrizioni illegittime sui buoni postali», Consumatori24: «I casi si moltiplicano»

Nota- Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di VeneziaToday

Riceviamo e pubblichiamo:

«Il funzionamento dei buoni fruttiferi postali è piuttosto semplice: si versa una somma di denaro, sulla quale vengono maturati periodicamente degli interessi. Il detentore dei Bfp può farsi restituire il capitale quando preferisce, tuttavia gli interessi in genere maturano dopo un certo periodo di tempo, che varia in base alla cosiddetta “serie” del buono, identificata attraverso dei codici alfanumerici. Errori e discordanze tra serie e scadenze in fase emissione di questo prodotto però hanno provocato calcoli errati, liquidazioni sottostimate e comunicazione di informazioni errate a discapito dei piccoli investitori e pertanto ad oggi i Buoni fruttiferi postali restano nell’occhio del ciclone. Come moltissimi altri risparmiatori, nei primi anni 2000, 4 risparmiatori delle province di Venezia, Verona, Treviso e Vicenza hanno sottoscritto alcuni buoni fruttiferi postali essendo convinti si trattassero di titoli con termine di 20 anni, tuttavia, presentatisi all’ufficio postale per l’incasso, è arrivata una doccia fredda: non solo i buoni della serie AA1 e AA2 avevano una scadenza di 7 anni (anziché 20 come gli era stato all’origine riferito), ma ormai erano anche decorsi i 10 anni di prescrizione. Pertanto, secondo Poste Italiane nulla era più dovuto. Ovviamente, i poveri consumatori erano all’oscuro di tutto dal momento che alla sottoscrizione dei buoni nessuno aveva consegnato loro il foglio integrativo dove erano riassunti tutti i termini e condizioni dell’investimento. Purtroppo non si tratta di un episodio isolato: i casi sono molteplici e nella maggior parte delle occasioni gli investitori, già demoralizzati, si convincono che non vi sia nulla da fare. Ma non è così. Secondo l’associazione “Consumatori 24”, infatti, è possibile almeno ottenere la restituzione del capitale investito. Infatti, sono molto le decisioni di segno positivo dell’Arbitro Bancario Finanziario il quale, condividendo la tesi dei risparmiatori, ha riconosciuto loro il valore nominale dei buoni. D’altro canto, non mancano nemmeno decisioni dei Tribunali che sono ancor più favorevoli ai consumatori e con le quali i giudici hanno ammesso anche il pagamento dei tassi d’interesse medio tempore maturati. Dunque, con l’ausilio dell’Associazione, i risparmiatori hanno prima presentato un reclamo formale a Poste Italiane per poi ricorrere all’A.B.F. Sebbene i procedimenti siano ancora nella fase inziale le decisioni più recenti dell’arbitro lasciano buone prospettive per una risoluzione rapida e, soprattutto, positiva della vicenda».

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