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Ex monastero di San Nicolò al lido

Ex monastero di San Nicolò al lido

Progetto Fispmed per la caserma e il monastero del Lido: archiviato. La onlus lo ripresenta

Audizione in commissione consiliare del piano di Roberto Russo della fondazione, per valorizzare il compendio. Caccia ai fondi per il programma partecipato di Ecomuseo della durata di 50 anni

Il programma di valorizzazione del monastero di San Nicolò (del Comune) e della caserma Pepe (del demanio) del Lido, presentato della onlus Fispmed (Federazione internazionale per lo sviluppo sostenibile e la lotta contro la povertà nel Mediterraneo-Mar Nero), è stato respinto e archiviato dal demanio il 31 marzo scorso. Questo è emerso dalla relazione del dirigente del Comune, Fabrizio Cacco, in commissione consiliare mercoledì, dedicata all'audizione di Roberto Russo, rappresentante della onlus. Il 19 marzo scorso Fispmed, prima della bocciatura, si era però già messa al lavoro per sistemare il progetto e riproporlo.

La valorizzazione e i finanziamenti

Su monastero e caserma, un compendio unico con due proprietà, anche nel 2014 Comune ed Eiuc (European Inter-University Centre for Human Rights, oggi Global Campus of Human Rights) avevano presentato un piano di valorizzazione. All'epoca però agenzia del Demanio e Invimit lo archiviarono. «Probabilmente perchè c'era interesse a realizzare attività ricettive al piano superiore della caserma Pepe», ha spiegato l'assessore al Patrimonio Paola Mar. Non se ne fece nulla, fino a quando nel 2019 il demanio chiese al Comune che intenzioni avesse. In quel momento il programma della Fispmed, del piano degli interventi del 2017-2018, è tornato alla ribalta. Per il Comune però, che doveva dare la concessione, è risultato non pertinente. Per questo è stato abbandonato, dice il dirigente comunale, anche se si è lasciato il tempo alla fondazione di compiere i rilievi e gli studi che aveva chiesto di fare sull'area, per aggiustare la proposta e ripresentarla. C'era però, ed è rimasto, il problema del reperimento dei finanziamenti, dell'ordine di circa 50 milioni di euro. Su questo punto Fispmed non convince né le istituzioni, né le banche che chiedono di vedere una concessione nero su bianco prima di dare un tale ammontare di fondi. Il Comune stesso, secondo quanto confermato dal dirigente Fabrizio Cacco, aveva consigliato alla onlus di Russo di presentare un project financing e andare a gara come proponente così da assicurarsi un diritto di prelazione su altri concorrenti.

A febbraio di quest'anno, dopo l'approfondimento del piano Fispmed da parte della Soprintendenza, demanio e ministero dei Beni culturali hanno rilevato che nel programma sono stati messi assieme convento e caserma, con proprietà e condizioni diverse. Cosa che rende impossibile la valutazione e problema che lo stesso consigliere comunale di Terra e Acqua, Marco Gasparinetti, aveva sollevato.

Il progetto della onlus

Nella presentazione del piano di valorizzazione Fispmed, onlus nata nel 2004 con un network di 180 partners e un milione e 800 mila cittadini associati, Russo e la dottoressa Francesca Zanutto hanno parlato di un "processo partecipato" che prevede una durata di 50 anni che comprende un centro universitario, una sturtup Accademy, una Schola internazionale di ospitalità con annesso laboratorio di gelateria, corsi di agricoltura, enogastronomia, e residenze d'artista, da realizzare nell'ambito dell'Ecomuseo con l'accoglienza di microprogetti di associazioni ed enti del territorio. Oltre all'area museale, al ristorante didattico, all'orto dei Benedettini, alle case per le piccole e medie imprese, agli alloggi per studenti e docenti, il piano prevede la ciclovia del litorale del Lido-Pellestrina e due chioschi. Fispmed parla di degrado, tanto della caserma Pepe quanto del monastero a fianco.

Il Global campus chiede di continuare

Sull'ex convento il dirigente del Comune esclude si possa parlare di "trascuratezza e abbandono". «Aule e pavimentazione sono perfetti, le condizioni sono buone» dice. Il convento è la sede del Global campus of human rights. Un'associazione internazionale composta da 100 università di tutto il mondo, fondata al Lido nel 2002 con il sostegno dell'Ue, con l'obbiettivo di sviluppare ricerche in tema di diritti umani. Ospitata dal Comune di Venezia in virtù della convenzione del 2014 (fino al 2023 e rinnovabile di ulteriori 9 anni) al monastero di San Nicolò, punta a riottenere il diritto di permanenza in quei luoghi. «La sede del master europeo in diritti e democratizzazione, che si instaurò qui a fine anni '90, è oggi un'organizzazione globale - spiega Elisabetta Noli, direttore amministrativo del Global campus of human rights - Sono contenta che il dirigente Cacco abbia confermato che lo stabile è ben tenuto. Sul modello del primo master ne sono nati nel tempo altri 6 e questo è un centro di coordinamento di oltre 100 università associate nei vari continenti. Si sono diplomati qui oltre 4000 studenti e sono stati impartiti corsi per altri 3000 partecipanti. Il Comune e la Regione hanno sostenuto il Global Campus. Vogliamo continuare le attività contando sul rinnovo di altri 9 anni nel monastero. Non abbiamo intenzione - ha confermato Noli - di ripresentare il progetto vecchio con destinazioni ricettive del 2014. Chiediamo solo di continuare la nostra attività». Il Global Campus ha effettuato manutenzioni al monastero per 500 mila euro. L'indotto generato dalla permanenza degli studenti è di 450 mila euro ogni anno per Venezia, più altrettanti 450 mila emergono dalla presenza del personale docente. Il fatturato totale del Global Campus è pari a 6 milioni di euro di cui 4.7 dall'Europa e 1.3 sono i fondi raccolti dal Campus. Di questi, 3 milioni vengono spesi totalmente a Venezia, considerando che ci sono 30 dipendenti pagati che vivono nel territorio in cui lavorano. 

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