Partite Iva, commercianti e imprenditori in piazza al grido di "libertà e lavoro"

Centinaia di lavoratori si sono radunati in laguna. A Rialto i due gruppi, riuniti uno alla Ferrovia, l'altro a San Marco, si sono congiunti. Alla fine l'amministrazione comunale ha ricevuto i rappresentanti delle varie categorie

La protesta nei pressi della stazione di Venezia

Circa quattrocento tra commercianti e Partite Iva hanno raggiunto lunedì mattina Venezia per dare un segnale forte alla Regione e al Governo. Al grido «libertà» e «fateci lavorare» i due gruppi si sono radunati uno nel piazzale esterno della stazione di Santa Lucia, l'altro in piazza San Marco, prima di congiungersi a Rialto, per manifestare le istanze di categorie a loro dire «dimenticate».

Le interviste

Uno dei portavoce della manifestazione, Roberto Agirmo, titolare di cento agenzie di viaggio, spiega: «Non vogliamo rimanere chiusi, non vogliamo prestiti dalle banche. Questo governo con la scusa del Covid19 ha cancellato le libertà individuali basilari, sancite sia nella Costituzione che nella carta dei diritti dell'uomo, instillando in noi la paura di un virus che oggettivamente viene confutato nei numeri. Il tutto è un'evidente guerra economica e forse quelli come me tra un anno potranno ripartire davvero con centinaia di migliaia di debiti sulle spalle. Io a tutto questo dico "no" e da imprenditore sono in piazza perchè voglio un futuro libero e dignitoso per noi e i nostri figli». Dello stesso parere Gianni, taxista d'acqua, che chiede di poter lavorare: «Noi chiediamo solo di lavorare per le nostre famiglie ma anche per la popolazione stessa: le linee pubbliche non sosterranno mai le esigenze di tutti, soprattutto se all'interno dei mezzi dovranno entrare un numero massimo di persone ecc. Le spese da sostenere sono molte e non vedo i motivi per tenere fermo un mezzo che potrebbe funzionare benissimo, anche nel rispetto di eventuali regole». Elena,agente immobiliare, parte dell'associazione Fimaa, ha voluto esserci in segno di «rispetto verso tutte le attività che non sono aperte. Il rischio zero a mio parere non potrà mai esserci perchè le malattie, anche pericolose, ci saranno sempre. Non per questo bisogna smettere di vivere. Lo Stato deve essere un buon padre di famiglia: non vogliamo finanziamenti, vogliamo lavorare pur nel rispetto delle regole. Una richiesta che va al di là della politica: sono una persona, una mamma che ad oggi non sa dove aggrapparsi». Alla manifestazione hanno voluto partecipare anche i rappresentanti di "Riviva San Marco", un gruppo di lavoratori e commercianti di Venezia che esprimono perplessità per questi due mesi "surreali": «I numeri della cosiddetta emergenza - dice la sua un orafo appartenente all'associazione - sono sotto gli occhi di tutti: la pandemia è "smascherata" e francamente lascia non pochi sospetti su quali siano le reali motivazioni di tutto questo. Ad ogni modo nessuno ci può dire "vi concediamo la libertà": la libertà è garantita dalla Costituzione». Alla domanda se useranno app di tracciamento o vaccini i membri dell'associazione hanno sentenziato con un secco "no".

Ricevuti dagli assessori

La manifestazione dalla stazione ferroviaria è poi proseguita a Rialto dove i gruppi di manifestanti si sono riuniti al grido di "libertà" e dove hanno sventolato la bandiera italiana, quella di San Marco e uno striscione con esplicitati gli articoli costituzionali. Sul Canal Grande ha fatto capolino anche una gondola privata (l'associazione dei gondolieri aveva già espresso la non partecipazione) che ha sventolato la bandiera del Leone. A quel punto, una volta diretti verso piazza San Marco, una delegazione di ciascun settore è stata ricevuta da tre assessori della giunta Brugnaro.

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