Studenti con i banchi fuori dalla scuola per protestare contro la didattica a distanza | VIDEO

L'iniziativa stamattina allo Stefanini di Mestre. Hanno rivendicato il diritto allo studio in presenza. La polizia li ha accompagnati fuori

Continuano le iniziative di alcuni studenti contro la didattica a distanza. Banchi, sedie, computer e strumenti di studio sono stati portati da un gruppo di ragazzi nel cortile del liceo Stefanini di Mestre: un atto dimostrativo e pacifico per rivendicare un diritto allo studio che, come da loro affermato, non può essere garantito dalla didattica a distanza. «Abbiamo voluto dimostrare che una scuola in presenza e una sana socialità sono possibili e necessarie. Vogliamo riappropriarci degli spazi scolastici, pertanto abbiamo deciso di venire qui per seguire le lezioni tutti insieme, ovviamente nel pieno rispetto delle norme di sicurezza sanitaria, per recuperare un’immagine di normalità», spiegano gli studenti. 

L’iniziativa però non è continuata come si aspettavano i ragazzi: dopo la segnalazione di Mirella Topazio, preside dello Stefanini, i manifestanti sono stati accompagnati dalle forze dell’ordine fuori dal perimetro scolastico, dove hanno continuato le attività. La dirigente ha commentato: «Capisco il disagio che stanno provando gli studenti in una situazione così incerta e preoccupante come quella che stiamo vivendo. Questo però non è il luogo giuridicamente adatto per portare avanti una protesta. Come educatori, abbiamo il dovere di insegnare ai ragazzi come agire in maniera corretta». Topazio ha comunque ribadito la propria vicinanza al messaggio dell’iniziativa: «Gli studenti hanno bisogno della scuola, così come l’istituzione scolastica necessita di loro. Il nostro compito però è quello di attuare le normative che ci vengono imposte e, quotidianamente, cerchiamo di farlo nel migliore dei modi».

La risposta del Coordinamento studenti medi Venezia-Mestre sui social non si è fatta attendere: «Il dato che ricaviamo da oggi è che le scuole non siano e non possano essere luoghi in cui vivere la didattica e la socialità. Questo va solo a confermare la natura contraddittoria dell'istituzione scolastica e il fatto che, come al solito, il nostro diritto allo studio non rappresenta una priorità. Non possiamo più accettare che di fronte alle mille mancanze della scuola e del governo il problema siano gli studenti e le studentesse».

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