I restauratori veneziani tornano a lavorare, fine del lockdown anche per loro

Si sblocca la situazione nella fase 2 per i 120 professionisti di Venezia e provincia

Una nota governativa delle ultime ore precisa che con l'inizio della fase 2 anche i restauratori possono tornare a lavorare. In tutta la provincia si contano 120 professionisti di cui una trentina solo a Venezia che possono quindi riaprire i loro laboratori e cantieri di restauro, visto che da oggi, secondo quanto sostiene la nota «sono consentite le attività di restauro, finalizzate alla conservazione di opere d’arte quali quadri, affreschi, sculture, mosaici, arazzi e beni archeologici». In più, viene precisato che sono consentiti il restauro dei beni mobili, quali quadri, mobilio e via dicendo, sbloccando quindi non solo la cantieristica edile di restauro, ma anche tutte le botteghe e i laboratori. 

«C’è stata attenzione per una categoria molto importante - sottolinea il segretario di confartigianato Venezia Gianni De Checchi - basti pensare al loro proverbiale intervento dopo l’acqua alta del novembre scorso, che ha consentito di recuperare e mettere in sicurezza gran parte del patrimonio d’arte sia delle dimore private sia dei palazzi monumentali della città».

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«Qui nella nostra provincia – puntualizza il presidente della federazione artistica di confartigianato metropolitana Claudio Dozzo - il patrimonio artistico, storico, museale e architettonico è notevole, basti pensare a Venezia o alle ville della Riviera del Brenta, e lo sblocco arrivato è un fondamentale aiuto per questo comparto di professionisti del restauro dei beni culturali che, negli ultimi anni, ha già risentito molto della contrazione della spesa pubblica dedicata alle manutenzione e il restauro del nostro patrimonio artistico, nonostante ci sia un obbligo di tutela previsto espressamente dalla nostra Costituzione».

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