Al via il restauro dello Scalone del Longhena della Fondazione Cini, danneggiato dall’Acqua Granda

Grazie a Fondazione di Venezia, a capo dell’iniziativa che ha reso possibile la raccolta di 2,5 milioni di euro per il recupero del patrimonio artistico e culturale lagunare danneggiato lo scorso 12 novembre, è partito il cantiere che riporterà l’opera di Baldassare Longhena alla sua bellezza

E’ ufficiale: il celebre Scalone Monumentale realizzato nel 1643 da Baldassarre Longhena che costituisce - insieme alla Biblioteca - il risultato più clamoroso della lunga e continua attività del noto architetto veneziano sull’Isola di San Giorgio Maggiore, verrà riportato alla bellezza che ebbe fin dall’inizio della sua costruzione, dopo i danni subiti a causa dell’acqua alta eccezionale del 12 novembre 2019 (+187 cm) e dei giorni seguenti (+160 cm). L’operazione di restauro, che durerà circa sette mesi, è resa possibile grazie all’iniziativa di fundraising della Fondazione di Venezia che ha raccolto circa 2,5 mln di euro coordinando e coinvolgendo le Fondazioni di Origine Bancaria associate ad Acri in una determinante iniziativa di rete.

Donazione

Più precisamente, ammonta a 190 mila euro il contributo assegnato dalla Fondazione di Venezia alla Fondazione Giorgio Gini per il recupero dello Scalone Monumentale e messo a disposizione dalle Fondazioni aderenti ad Acri, dalla Fondazione Cariparo e dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Bolzano. «Siamo estremamente grati per questa donazione che oltre a ripristinare un danno subito, contribuisce al recupero di un’opera di valore storico e soprattutto simbolico inestimabile. – Afferma Renata Codello, Direttore Affari Istituzionali della Fondazione Giorgio Cini - Lo Scalone progettato da Longhena per dare accesso all’appartamento dell’Abate dell’Isola di San Giorgio è l’ultimo grande progetto architettonico del passato che celebra la grandiosità del monastero benedettino. Le sue rampe sono concepite come una luminosa salita con luce diffusa, che giunge sia dal portico che da ogni lato dell’ordine superiore creando un effetto spettacolare e ingegnoso, arricchito dalle statue che rappresentano allegoricamente il Potere di Venezia circondata dalla Giustizia, dalla Prudenza e dalla Pace. La sua posizione è strategica, perché è il fulcro di una visione prospettica che collega tra loro altri capolavori: il Chiostro Palladiano e il Chiostro dei Cipressi per terminare con il contemporaneo Labirinto Borges. Questo restauro assume per la Fondazione Cini il valore di un rinnovato impegno nella tutela del patrimonio dell’Isola, patrimonio vivo, che si rigenera continuamente offrendo nuovi punti di osservazione e nuove conoscenze».

Il fondo

«Il Fondo per il recupero del patrimonio artistico culturale della città di Venezia danneggiato dall’acqua alta promosso e sostenuto dalla Fondazione di Venezia – sottolinea Giovanni Dell’Olivo, direttore della Fondazione di Venezia – è il risultato di un’importante azione di sistema di rilevanza nazionale che ha trovato subito la convinta adesione del presidente di Acri, Francesco Profumo, insieme a quella di altre Fondazioni di origine bancaria. Si tratta di un’iniziativa che è la concreta traduzione di un impegno che, nel nome dell’arte, della storia e della cultura, diventa ora anche motore di ripresa e di sviluppo per una città delicata e fragile come Venezia, costretta a misurarsi, dopo i devastanti effetti dell’acqua alta dello scorso novembre, anche con le durissime conseguenze del lockdown di questi ultimi mesi. Il restauro dello Scalone del Longhena della Fondazione Cini diventa dunque il primo segnale positivo di una ripresa che prende le mosse da un convinto intervento di sistema, e che consente di guardare con fiducia verso il prossimo futuro.»

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I danni e l'intervento

La marea eccezionale dello scorso autunno ha sommerso – per la prima volta dopo il drammatico 1966 – l’opera architettonica del Longhena di acqua salina per oltre 40 cm, ripetutamente e per molti giorni, provocando ingenti danni in particolare gli intonaci a marmorino e gli elementi lapidei. Ciò che maggiormente è stato degradato dalla salinità sono i preziosi marmi colorati della pavimentazione, nonostante il repentino tentativo di ripulirla con ripetuti lavaggi di acqua dolce. La pavimentazione, composta da elementi in Pietra d’Istria, Rosso di Verona e il prezioso Marmo Nero del Belgio, evidenzia uno stato di deterioramento dovuto alla forte umidità che, unita allo stress meccanico del suo utilizzo, ha impoverito la tenuta delle malte di sottofondo. La saturazione salina dei marmi si evidenzia con efflorescenze, perdita delle cromie, ma anche – e più gravi – fratturazioni, scagliature e mancanze, tali da rendere in alcuni punti pericoloso il passaggio degli utenti della Fondazione. La violenza della mareggiata ha fortemente danneggiato anche gli intonaci (marmorini su fondo di cocciopesto) e risultano compromesse anche le condizioni dei livelli superiori, in particolare i pianerottoli con tarsie policrome. L’intervento di manutenzione straordinaria, che ha preso ora avvio e durerà circa sette mesi, è finalizzata non solo alla pulitura, desalinizzazione, integrazione delle lacune e al consolidamento degli elementi lapidei e litoidi, ma anche all’eliminazione dei fattori che possono determinare un apporto ulteriore di degrado futuro, attraverso la rimozione delle stuccature incongrue che nel tempo sono state apportate, il rifacimento dei sottofondi, il ripristino degli intonaci. L’intervento si articola in due livelli, secondo il diverso grado di urgenza. Il primo riguarda gli elementi del piano terra, in particolare la pavimentazione marmorea policroma e gli intonaci, direttamente interessati dall’acqua alta. Il secondo interesserà invece l’intero sviluppo della scala: i gradini, i balaustri e le tarsie policrome.

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