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Risposta a Brugnaro sulla chiusura dei musei civici

In riferimento alle dichiarazioni alla stampa riportate dai giornali di oggi, risposta al sindaco: come si comporta davvero un “buon padre di famiglia”

Nota- Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di VeneziaToday

Riceviamo e pubblichiamo:

A leggere l’intervista di oggi al Sindaco Brugnaro aumenta la preoccupazione di chi lavora per il futuro di Venezia. A parte il solito e noioso refrain su “quelli che remano contro”, ciò che stupisce di più è scoprire quanto sia vecchia e superata la sua visione di cosa sia un’impresa oggi, nel 2021. Mentre in Europa e nel Mondo si ripensano radicalmente i modelli di business e si mette sempre più al centro un’idea forte e innovativa quale è l’impresa sociale – cioè una modalità di produrre valore a 360 gradi: valore economico, ambientale e sociale, appunto – Brugnaro ripropone l’utile contabile aziendale come un unico e improprio criterio di valutazione e di scelta.

Si vede che il Sindaco è un po’ che non frequenta il mondo delle imprese. Sempre più sono gli stessi imprenditori a richiedere investimenti sul territorio, per favorire una crescita armonica e solida basata sul trinomio: comunità, ambiente e innovazione. Ora la querelle sui Musei Civici dice quanto sia assente nella logica di Brugnaro e della sua Amministrazione la priorità di un forte rilancio dell’economia cittadina a partire dagli asset strategici di Venezia: la Cultura, l’Arte, l’Artigianato, il Territorio. Quando egli sostiene che non è poi così grave rinunciare ai Musei in assenza di turisti, sta dicendo che questi non sono per lui tra i comparti in cui si produce valore, dove cioè si dovrebbero concentrare gli investimenti anche finanziari di cui questa città ha bisogno.

Il danno d’immagine internazionale che le sue affermazioni producono è di gran lunga maggiore delle perdite di bilancio annunciate. Significa dire al mondo intero che Venezia non crede che il suo bene più prezioso sia la Cultura, cioè un patrimonio di memoria, di ricerca e di innovazione. Che tipo di turisti può aspettarsi una Città che dà di sé questa immagine? Altro che qualità e alto valore aggiunto! La Cultura deve invece rappresentare uno dei motori irrinunciabili della rinascita di Venezia, non domani ma oggi. Se la Città tornasse a essere non solo una vetrina ma un luogo di produzione di arte-cultura-artigianato - pensiamo al Vetro e alla Cantieristica! - su questo sarebbe possibile costruire un magnifico comparto economico rivolto alla dimensione nazionale e internazionale, con un forte impatto occupazionale.

L’idea che i Musei siano destinati solo ai turisti rivela una visione perdente e cupa del nostro presente e del nostro futuro, significa dire che quei luoghi, così simbolici, non sono beni irrinunciabili per la vita di cittadini degni di questo nome. Chi ragiona come Brugnaro, ci vuole meri consumatori di beni e servizi, compresa quella industria culturale standardizzata e banalizzata che fa i profitti di grandi corporation multinazionali e che drena, invece di portare, reddito e valore dal nostro territorio. Per costruire un comparto economico della Cultura e dell’Arte a Venezia occorre ripartire anche da pochi e semplici segnali: uno per tutti: come accade in tutti i poli museali europei, un calendario di aperture che tenga conto dei ritmi e dei bisogni dei propri abitanti e di quelli del territorio circostante. E allora, da “buon padre di famiglia”, invece di chiuderli i musei, Brugnaro, permetti che si aprano almeno un giorno alla settimana in orario non lavorativo! E ancora: non è di celebrazioni, eventi e feste che ha bisogno questa città ma di una qualità della vita alta e quotidiana. Senza musei, senza cultura siamo tutti più poveri, e non solo in senso metaforico.

Giampietro Pizzo associazione Venezia Cambia 6 gennaio 2021

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