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Una struttura restaurata per la carità: aperte le porte di Casa San Giuseppe alle Muneghette

Domani, sabato 12 giugno, la benedizione del patriarca Francesco Moraglia. Oggi la visita della struttura: tre piani e quasi un milione di investimento. Per la gestione saranno coinvolti vicariati e volontari. L’equipe della Caritas diocesana sarà presente per offrire supporto

L'inaugurazione ufficiale sarà domani, sabato 12 giugno, con la benedizione del patriarca Moraglia, ma il Patriarcato di Venezia ha oggi aperto le porte della nuova struttura completamente risistemata in calle del Bastion a Castello 2548, Casa San Giuseppe alle Muneghette. Un edificio bello e funzionale. «La carità deve essere fatta bene - ha spiegato don Marco Zane del Patriarcato che, assieme al diacono Stefano Enzo, direttore della Caritas veneziana, ha guidato nella visita a tutti i locali dello stabile, che saranno già operativi nei prossimi giorni, mentre la mensa sarà allestita nel corso dell'estate. L'obbiettivo è quello di offrire un metodo e uno strumento per il servizio della carità della Chiesa a Venezia per la zona pastorale insulare, che comprende il centro storico e le isole lagunari. 

L'accoglienza

Sono 3 piani, per 700 metri quadri ognuno, di cui ne resta solo uno da ripristinare: si attendono i fondi. Ci sono 5 letti per il Casa Bakhita, che è un dormitorio femminile in cui stanno arrivando tre signore homeless, 4 aule del consultorio famligliare, le stanze studio per la formazione, i servizi, le cucine, i refettori e gli uffici della Caritas. L'anima della casa sarà la famiglia Tripodi, con i loro 4 figli, che è stata affidataria e avrà un ruolo importante di testimonianza nella formazione dei giovani, spiega don Marco: «per vivere concretamente la carità non solo sotto forma di asseistenzialismo, ma come preghiera e cammino personale di santità. Sarà un luogo il più duttile possibile», afferma. Nel dormitorio maschile, da quando il Veneto è passato in zona bianca, sono tornate ad aumentare le richieste di accoglienza, attualmente 9. Anche al dormitorio della Tana (22 posti letto all'Arsenale) del Patriarcato sono tornate le richieste di alloggio che, con l'emergenza sanitaria, erano calate considerevolmente.

La situazione precedente

«Le persone che erano qui sono state tutte accompagnate e sono in fase di aiuto nel loro percorso di inserimento - spiega Enzo -. Quelle che non  sono state sistemate subito, e che avevano presentato maggiori difficoltà a trovare una sistemazione alternativa l'anno scorso, hanno passato un periodo in albergo, che ci siamo fatti carico di garantire, per poi in parte trasferirsi nelle case comunali Erp in base alla graduatoria dell'ultimo bando del Comune di Venezia». Si tratta delle famiglie che all'epoca dell'acqua granda, a fine 2019, erano ancora alloggiate in questo edificio delle Muneghette, ma avevano avuto l'avviso mesi prima da parte di Caritas che a breve avrebbe iniziati i lavori di restauro e serviva lasciare l'immobile, seppur con il supporto dell'organismo pastorale. In quel momento non tutte le famiglie erano nelle condizioni di adegiarsi a un'altra sistemazione e capitò che, a causa dell'alluvione, quadri elettrici e caldaie smisero dello stabile avevano smesso di funzionare, così le persone erano rimaste senza utenze e in difficoltà, e c'erano state delle contestazioni. L'allarme poi era rientrato.

Il progetto

Al termine del progetto di riqualificazione, che è entrato nella seconda delle tre fasi preventivate, a Casa san Giuseppe si potrà trovare: al piano terra la portineria per l’accoglienza degli ospiti, la Cappella Redemptoris Custos che è il centro di propulsione della casa; il centro di ascolto, e il refettorio Betania che dà la possibilità di consumare un pasto caldo a pranzo e a cena, tutti i giorni della settimana, per le persone in forte difficoltà economica. I destinatari del servizio saranno le persone senza fissa dimora ma anche, in una zona riservata, abitanti del centro storico che faticano ad essere autonomi dal punto di vista economico. Il refettorio porterà il nome della “casa dell’amicizia” che vuole raccogliere l’eredità della mensa di Betania voluta dal patriarca Marco Cè, e tradurla nelle esigenze attuali. Il servizio sarà coordinato dalle suore di Maria Bambina con l’aiuto dei volontari. Ci sarà poi la sede della San Vincenzo, gli spazi della Caritas, la cucina comune per i servizi di refezione.

I piani

Al primo piano la dimora Santa Bakhita, per l’accoglienza di donne in momentanea difficoltà abitativa o senza fissa dimora. L’accoglienza sarà offerta con 7 posti letto stabili ma ampliabili fino a 12 e oltre in caso di necessità, come può accadere nella stagione invernale. Le stanze saranno doppie o triple con servizi e spazi comuni. Vi sarà anche la possibilità di consumare la cena e la colazione. La presenza delle ospiti sarà solo notturna. L’opera sarà coordinata dalla Caritas diocesana e funzionerà con il servizio di volontari. C'è poi il consultorio Santa Maria Mater Domini. E troverà posto la sede veneziana del consultorio diocesano che avrà a disposizione una parte funzionale per l’accreditamento regionale con aule per gli incontri, sale per la formazione e gli spazi comuni necessari. Al secondo piano la dimora Betlemme: una struttura che metterà a disposizione 7 stanze con servizi privati e un bilocale per l’accoglienza di persone o piccoli nuclei famigliari in temporanea difficoltà abitativa. Una particolare attenzione potrà essere riservata anche ai genitori separati. Nella dimora san Giovanni Paolo II uno spazio sarà in autogestione per piccoli gruppi che desiderano vivere una esperienza integrale di carità con la condivisione fraterna e la formazione. 

Destinatari

Casa San Giuseppe sarà affidata alla Caritas e i vicariati del centro storico dovranno essere coinvolti nei primi mesi del 2021 per favorire un gruppo stabile di volontari che si facciano carico dei diversi servizi offerti. L’equipe della Caritas diocesana sarà presente per indirizzare, verificare, offrire il supporto amministrativo e di segreteria con un operatore incaricato in modo particolare per accompagnare la vita della Casa. Le persone interessate potranno rivolgersi direttamente alla Caritas o essere indicate dai Servizi sociali comunali, dalle diverse realtà del volontariato, del privato sociale, delle parrocchie. Resta responsabilità della Caritas la valutazione dei nuovi inserimenti. La ristrutturazione e l’organizzazione Casa san Giuseppe hanno comportato un impegno finanziario di circa un milione di euro, interamente sostenuto dalla diocesi di Venezia anche impiegando una parte dei fondi provenienti dall’8x1000. Mancano all'appello 77.590 euro.

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