Il futuro della chirurgia spinale è a San Donà grazie a un robot

ExcelsiusGPS® rappresenta una tra le più avanzate forme di semplificazione dell'atto chirurgico

(Archivio)

Si chiama ExcelsiusGPS® ed è la prima piattaforma di navigazione robotica al mondo che si avvale di tecnologie gps e assiste il neurochirurgo nel posizionamento delle viti nel peduncolo vertebrale in modo preciso e controllato. L'importante novità è arrivata alla Casa di Cura Sileno e Anna Rizzola di San Donà di Piave e rende la struttura ancor di più un centro di riferimento europeo nel campo della spine surgery.

L’ExcelsiusGPS® rappresenta una tra le più avanzate forme di semplificazione dell'atto chirurgico: le immagini in 3D della tac intraoperatoria vengono esaminate dal chirurgo che fornisce al braccio robotico le coordinate per tracciare la traiettoria per il posizionamento della vite. Il braccio robotico guida la mano del chirurgo con una precisione millimetrica. Mostrando in tempo reale le manovre chirurgiche, questo sistema garantisce un livello di esattezza pari al 98.9% (sono circa 30mila i pazienti già trattati a livello globale): ExcelsiusGPS®, infatti, fornisce una visualizzazione dell’anatomia talmente dettagliata da evitare quasi completamente le più frequenti forme di complicanze: deficit motori, infezioni post operatorie, formazioni di fistole o ematomi, etc.

Le patologie che il robot permette di trattare - e che in certi casi vengono valutate come non-operabili - sono: listesi vertebrali, malattie degenerative (come la scoliosi dell’adulto), il crollo vertebrale (causato ad esempio dall’osteoporosi), lo sfaldamento del tessuto osseo (determinato da alcuni tumori), infezioni vertebrali come le spondilodisciti e le osteomieliti, traumi di elevata gravità. Rispetto a tutti gli altri robot presenti nel mondo (130 in totale, di cui 17 fuori dagli Stati Uniti) quello di cui si è dotato la Casa di Cura Rizzola è stato il primo in Europa (e tuttora l’unico in Italia) a consentire sia l'accesso laterale che quello posteriore delle cage intersomatiche. Questo, in più, con una riduzione considerevole delle quantità di radiazioni per il paziente e per il personale sanitario.

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