Proseguono gli scavi nei rii veneziani: entro l'anno saranno asportati 13.500 metri cubi di fanghi

Gli interventi (costo 3,5 milioni) servono a garantire la salubrità della città e la navigabilità dei canali. I lavori vengono eseguiti "in umido", non più a secco come un tempo

Ventuno rii dragati in circa un anno per un investimento totale di 3,5 milioni di euro finanziati dal Patto per lo sviluppo di Venezia. Continua lo scavo in umido dei canali della città antica, un intervento di ordinaria manutenzione coordinato da Insula e voluto dall'amministrazione comunale con un doppio obiettivo: garantire la salubrità della città e assicurare la navigabilità dei canali. Una curiosità: stamattina i lavori in corso nel canale dei Priuli, sotto ponte de le Vele, sono stati ripresi dalle telecamere di National Geographic Channel, in città per documentare con un reportage i lavori di manutenzione della città.

Il programma dei lavori

Il nuovo intervento, avviato a novembre 2018, prevede lo scavo di 21 rii del centro storico (per un totale di 13.500 metri cubi di fanghi asportati) individuati, in collaborazione con Suem 118 e vigili del fuoco, tra quelli considerati prioritari dopo aver svolto anche analisi batimetriche. Finora gli operai di Insula hanno già dragato i rii dell'ex piscina Rari Nantes, di Bacino Orseolo, San Daniele, Ca’ Widmann, Gozzi/Sartori per un totale di 3mila metri cubi di fanghi. Da maggio i tecnici sono al lavoro in rio del Ghetto e rio di santa Sofia. Nel mese di luglio l'attività continuerà in rio de Ca’ Tron e dei Meloni.

Come funziona

Nicola Picco, presidente di Insula, ha ricordato che «c'è stata un'interruzione importante delle opere di dragaggio tra il 1965 e il 1995, un po' per mancanza di finanziamenti e un po' per criticità varie». Dal 1997, con la nascita di Insula, braccio operativo del Comune per la manutenzione urbana, il lavoro è ricominciato grazie a un flusso di finanziamenti fino a 40 - 45 miliardi di lire. Poi è seguito un nuovo stop, sempre per mancanza di risorse. «Ogni anno - spiega Picco - maturano un paio di centimetri di sedimento per ogni rio, costituiti da carico antropico e sedimenti naturali. Lo scavo in umido è cosa diversa rispetto a ciò che si faceva tanti anni fa (a secco), però permette di operare su un numero maggiore di canali. Si evita di scavare in prossimità delle rive e dei palazzi, tenendosi a un metro di distanza dalle sponde. Parallelamente viene eseguita una manutenzione delle rive». Un metodo meno impattante ma altrettanto efficace – assicurano i tecnici – rispetto a quando lo scavo avveniva a canale prosciugato: «Togliere l'acqua voleva dire alterare l'equilibrio di una città che vive su questo elemento. Era un'operazione difficile, complicata e sicuramente più costosa che ai tempi portò anche qualche contenzioso». Dopodiché il materiale dragato va smaltito: i fanghi di tipo C vengono stoccati all'isola delle Tresse, i fanghi di categoria oltre C (cioè con caratteristiche qualitative peggiori) verranno portati invece in impianti idonei per il trattamento.

Tutela della città

Sulla fondamentale importanza dello scavo dii rii pone l'accento il consigliere alla Tutela delle tradizioni, Giovanni Giusto: «A Venezia le strade sono i rii e finché possono essere percorsi c'è la possibilità di spostarsi per la città. Se oggi esistono la laguna e i canali di Venezia è grazie all'intervento dell'uomo. Scavare i canali non vuol dire andare contro natura ma mantenere inalterato il nostro ambiente che la natura altrimenti distruggerebbe trasformando Venezia in un pezzo di terra vicino al mare».

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