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A scuola d'estate per imparare un mestiere: Barbarigo, un ristorante tutto gestito dagli studenti

Al progetto, finanziato con i fondi del piano scuola estate, hanno aderito volontariamente 160 ragazzi e ragazze dell'istituto alberghiero. La dirigente Scandella: «Un’esperienza utile ed entusiasmante»

Gli studenti si mettono in gioco e diventano professionisti sul campo, applicando in un ambiente "reale" ciò che hanno appreso in aula e in laboratorio. È il senso del ristorante-bar didattico allestito all'istituto alberghiero Barbarigo di Venezia, aperto al pubblico per pranzo e, il venerdì, anche per l'aperitivo. L'attività è iniziata il 7 giugno, a conclusione dell'anno scolastico, e proseguirà fino al 23 luglio.

Sono gli studenti dell’istituto ad occuparsi di tutto: il servizio di sala, la cucina, ma anche il menù giornaliero, le prenotazioni, gli ordini dei fornitori. I ragazzi si danno il turno nei ruoli, in modo da fare esperienza di tutto quello che un buon team deve saper fare. Sempre con l’attenta supervisione dei docenti. Il bar-ristorante didattico è un locale a tutti gli effetti, situato nella incantevole corte interna della sede centrale della scuola, l’ex convento di San Giovanni in Laterano a Castello. Al pubblico non deve però sfuggire la natura dell’iniziativa: un laboratorio di formazione sul campo, un ponte tra la scuola e il mondo del lavoro, tra presente e futuro. Anche perché i ricavi vengono reinvestiti nella formazione.

Il progetto è anche la risposta del Barbarigo a un anno e mezzo di pandemia e due anni di stop forzato, visto che già l’Acqua Granda del novembre 2019 aveva duramente colpito la scuola veneziana. Locali, attrezzature, impianti elettrici, sistema fognario, tutto erano stato distrutto o reso inservibile. Soprattutto, l'istituto perdeva il cuore pulsante della sua vocazione formativa: il laboratorio e il multiforme fare che ne vivificava gli spazi.

I lavori di ricostruzione erano peraltro iniziati con prontezza, dopo l’acqua alta, ma la pandemia aveva fermato tutto. La scuola era rimasta un cantiere aperto, un progetto in fieri i cui destinatari erano sospesi in un futuro incerto. Anche gli stage, esperienza consolidante del percorso formativo, venivano sospesi. C'è solo da immaginare lo smarrimento degli studenti e delle famiglie, nel mezzo di una bufera che aveva sconvolto, in un solo atto, gli spazi esterni della loro vita e creato, soprattutto nei giovani, un disagio interiore che ancora oggi fatichiamo a immaginare. E i cui esiti sono aperti. 

Nel frattempo però i lavori di ricostruzione sono stati completati, tutto rinnovato: le cucine, il bar, i bagni, gli spogliatoi, le sale. La scuola, durante l’anno scolastico appena trascorso, è riuscita a garantire ai suoi allievi la fruizione dei laboratori. E con l’uscita del "piano scuola estate", si è messa in prima linea. Grazie ai fondi stanziati è stato possibile pensare finalmente a qualcosa in più per gli studenti. Che, vista l’adesione, hanno dimostrato di avere tanta voglia di fare e si sono pronunciati, tramite un sondaggio, su ciò di cui sentivano più bisogno: pratiche laboratoriali per consolidare la loro professionalità.

«Il dato più sorprendente - dice la dirigente Rachele Scandella - è stata l’ampia adesione. Hanno dato disponibilità 160 studenti e le richieste continuano ad arrivare. I ragazzi sono entusiasti dell’esperienza. Gli si dà un luogo dove stare, un’alterativa al rimanere chiusi in casa, senza niente da fare e magari da soli perché i genitori devono recuperare il lavoro perso nei mesi della pandemia». L’auspicio, continua la dirigente, «è che l’iniziativa diventi un’abitudine. È fondamentale che i ragazzi imparino l’autonomia e l’autogesione». Ed è anche un modo intelligente di sfruttare il nostro patrimonio pubblico. 

Quello del bar ristorante didattico è il progetto di una formazione nuova, che indica una strada da percorrere per i professionisti del domani. E i ragazzi sono davvero entusiasti. «Da fare assolutamente», «lo rifarei mille volte», «lo consiglierei a tutti i miei compagni», sono le frasi più frequenti quando si parla con loro. Del resto l’entusiasmo lo si percepisce nei loro occhi e i risultati si vedono. Jasmine, 18 anni, racconta: «Il mio sogno è aprire un ristorante e questa per me è un'esperienza importante, oltre a essere un'alternativa a restare a casa. Ho lavorato in un locale ma di recente ho perso il lavoro, così ho deciso di aderire al progetto scolastico. È divertente e questo è l'ambito in cui ho sempre voluto

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