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Università, "Studenti contro il Green Pass": «Non pagheremo la retta». Silenzio dai vertici di ateneo

La denuncia: «Improponibili per noi tre tamponi a settimana, sono costosi: di fatto ci obbligano alla vaccinazione. Abbiamo inviato diffida ma ad oggi nessuna risposta. Dov’è la garanzia del diritto allo studio?»

Non potranno entrare nelle aule universitarie se non provvisti di green pass ma anche qualora lo fossero non è detto che troverebbero posto perché gli spazi sono stati portati, di fatto, al 50% della loro capienza. E, beffa delle beffe, il servizio di lezioni in streaming, per molti professori, non sarebbe che un appoggio al corso e non assicurerebbe l’esame da frequentante. E’ il calvario, la confusione che stanno vivendo gli studenti universitari veneziani, all’indomani dell’entrata in vigore del lasciapassare e a pochi giorni dall’inizio vero e proprio del nuovo anno.

Sospensione retta

Per questo gli “Studenti contro il Green Pass – Venezia” in questi giorni si stanno organizzando per chiedere ancora una volta e a gran voce che non venga negato loro il diritto allo studio: «Quello che sta succedendo nei nostri atenei, come pure altrove, è un qualcosa che va contro gli stessi principi annunciati dalle università e dalle istituzioni. Di fatto si sta negando il diritto allo studio a chi ha un pensiero diverso. E’ una vera e propria contraddizione rispetto ai cosiddetti principi di inclusione e democrazia» – esordiscono. Per questo, per vedere rispettati i loro diritti, alcuni studenti aderenti all’organizzazione hanno inviato qualche giorno fa una diffida nella quale paventano la sospensione del pagamento della prima rata delle retta universitaria se la situazione non dovesse cambiare: «Non vediamo perché dobbiamo pagare l’intera retta se non usufruiamo dei servizi che dovrebbero esserci garantiti. Attendiamo ancora qualche giorno: se non dovessimo avere ancora risposta procederemo per vie legali» annunciano.

Tamponi? Impossibile

Anche volendo sottostare al green pass, spiegano, è impossibile reggere il ritmo tampone: «Per noi studenti il tampone non è comunque sostenibile economicamente: il prezzo minimo si aggira sui 15 euro, impossibile farne tre a settimana. Quelli gratuiti? A volte ci vogliono ore per averne uno…una cosa disumana. E’ evidente che il sistema costringe ad un’unica soluzione, quella vaccinale, ma noi non molliamo perchè andrebbe contro le libertà in cui crediamo». 

Silenzio organi competenti

Il silenzio odierno degli organi competenti a seguito della diffida (la seconda) è assordante ma lo è ancora di più, ci raccontano, quello dei professori: «C’è una parte che non approva assolutamente queste restrizioni ma non si espongono. I più invece non hanno fatto una piega e non si pongono il problema della garanzia al diritto allo studio ma solo della sicurezza. Le malattie fanno parte della vita, però: non si può avere mai il 100% della sicurezza, bisogna conviverci. La cancellazione dei diritti –chiudono- è invece una cosa insopportabile che alla lunga mina i rapporti sociali e il buon vivere di tutti».

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