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Venezia, nuovi scenari: aumento del livello del mare tra 17 e 120 centimetri entro il 2100

Lo studio di Ca' Foscari e dell'università del Salento. C'è una grande incertezza legata alle emissioni e ai limiti nella conoscenza di alcuni processi fisici

Il Mose sarà ancora utile nel 2100? Nei prossimi decenni saranno probabilmente necessari nuovi sistemi per difendere le città costiere dall'innalzamento dei mari, ma per progettarli servono modelli di previsione più accurati. Lo dice una nuova analisi scientifica, effettuata da ricercatori di Ca' Foscari, università del Salento e Istituto di scienze marine, pubblicata oggi sulla rivista Natural Hazards and Earth System Sciences, che analizza i dati dell'acqua alta a Venezia per comprendere il recente aumento del rischio di allagamenti e fare ipotesi sul futuro.

Le difficoltà nelle previsioni

Le ipotesi, al momento, sono imprecise: a Venezia, entro il 2100, l'aumento previsto del livello del mare è compreso tra i 17 e i 120 centimetri. Per Davide Zanchettin, professore di Ca’ Foscari, questo è dovuto al fatto che le simulazioni attualmente esistenti non sono efficaci: molto dipende da quanto l'uomo riuscirà, nei prossimi anni, a ridurre il proprio impatto sull'ambiente, ma ci sono anche dei limiti nella conoscenza di alcuni processi fisici: «Ci sono importanti feedback nel sistema climatico, per esempio sullo scioglimento delle calotte di ghiaccio polare, che è necessario comprendere meglio», dice Zanchettin.

L'acqua alta

Nel breve periodo la protezione della città dipende soprattutto dall’uso efficiente del Mose, il cui funzionamento necessita di prevedere l’innalzamento del livello del mare tra le 4 e le 6 ore prima del picco massimo. Anche qui, lo studio evidenzia il tema dell'accuratezza: «Il Mose viene attivato in base alle previsioni - afferma Georg Umgiesser, altro autore dello studio - Se le previsioni sono errate, l’utilizzo del Mose è errato. Ciò ha importanti conseguenze sia da un punto di vista economico che ecologico».

L'ipotesi di chiudere totalmente la laguna

Nella peggiore delle ipotesi (uno scenario ritenuto improbabile, ma plausibile), si prefigura la necessità di chiudere la laguna per quasi tutto l’anno a partire dal 2075. Una situazione di questo tipo, ovviamente, avrebbe gravi ripercussioni ambientali ed economiche su Venezia e sulla laguna. «Anche se fermassimo completamente il riscaldamento globale smettendo di utilizzare i combustibili fossili, il livello del mare continuerebbe a innalzarsi, seppur ad una velocità molto ridotta - dice Piero Lionello, professore all’università del Salento -. Grazie a studi come questo, abbiamo le informazioni per identificare i rischi futuri per le città costiere come Venezia. Anche se non sappiamo esattamente quando, gli indizi attuali indicano che dobbiamo cambiare le nostre strategie di adattamento».

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