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Elettrodotto Venezia-Padova, Terna ritira il progetto. Dori: "Bene, ora percorso condiviso"

"Ne verrà presentato in autorizzazione uno nuovo. C'è la volontà di apportare miglioramenti a beneficio dell'ambiente". Il sindaco di Mira: "Speravamo in questa svolta"

Stop al progetto sull'elettrodotto della rete Venezia e Padova: ad annunciarlo Terna, che a dicembre scorso aveva chiesto una proroga di 6 mesi per valutare i lavori, al fine di "compiere analisi sulla compatibilità ambientale del progetto", e "con un approccio di dialogo, ascolto e confronto con il territorio". L'operatore ha annunciato di voler presentare un nuovo progetto. “E’ una svolta molto attesa - ha scritto il sindaco di Mira, Marco Dori - Sono soddisfatto che abbia prevalso il buon senso e che Terna abbia espresso l’intenzione di dialogare con il territorio, i cittadini e le Istituzioni, per redigere un nuovo piano che migliori l’opera. Per questo nuovo percorso partecipato la comunità mirese farà certamente la sua parte”.

Razionalizzazione rete elettrica, Terna ripresenta il progetto tra Dolo e Camin

Il disegno è allo studio della commissione tecnica di valutazione di impatto ambientale per poter apportare miglioramenti all’intervento, sia nel tratto Dolo – Camin, sia nel tratto ricadente nel Vallone Moranzani. Terna prosegue nello studio di soluzioni migliorative all’opera, e si riserva di presentare in autorizzazione un nuovo progetto che condividerà preventivamente con le istituzioni locali e i cittadini.

Fondi nel Patto per Venezia

Già a gennaio 2017 Terna aveva ripresentato il progetto, prevedendo la sostituzione di oltre 20 chilometri di vecchie linee e l'interramento di quasi tutte quelle passanti sopra al Vallone Moranzani. "Il nuovo piano - aveva affermato Terna - supera tutte le criticità per cui quello iniziale aveva subìto la bocciatura da parte del Consiglio di Stato, dopo i ricorsi di alcuni privati proprietari di abitazioni in Riviera del Brenta". L'intervento era stato ipotizzato inizialmente nel piano di sviluppo della rete di trasmissione nazionale, approvato dal ministero dello Sviluppo Economico nel 2003. I cantieri si erano aperti nel 2012, ma poi tutto era sfumato in seguito alla sentenza. L'intervento successivo, di demolizione dei tragitti e interramento della linea, comportava una spesa di 90 milioni di euro, inseriti nel Patto per Venezia firmato dal sindaco Luigi Brugnaro, e dall'allora premier Matteo Renzi.

"Mobilitazione ha funzionato, ora vigileremo"

Esulta la consigliera regionale M5S Erika Baldin: “Ci siamo mobilitati perché quest'opera venisse portata avanti con il massimo rispetto dell'ambiente e della salute dei cittadini. Questa decisione conferma che la mobilitazione ha ottenuto un grande risultato. Ora vigileremo affinché il progetto che verrà presentato sia effettivamente migliorativo".

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