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Mercoledì, 19 Giugno 2024

«L'opera d'arte siamo noi»: viaggio dentro i colori dell'installazione "The Hungriest Eye" | VIDEO

L’opera dell’artista Arthur Duff sarà visitabile dal 15 aprile 2023 al 10 marzo 2024 all'interno degli spazi di The Human Safety Net alle Procuratie Vecchie di Piazza San Marco

Attraverso il linguaggio dell’arte, l’unicità di ciascuno di noi può essere espressa attraverso forme irripetibili che, nell’incontro con gli altri, danno luogo a combinazioni sorprendenti: è questo lo spirito di The Hungriest Eye. The Blossoming of Potential, l’opera dell’artista Arthur Duff, che dal 15 aprile 2023 al 10 marzo 2024 accoglierà i visitatori dell’Art Studio, lo spazio dove l’arte dialoga con il sociale, nella Casa di The Human Safety Net alle Procuratie Vecchie di Piazza San Marco.

L'installazione è stata presentata questa mattina alla presenza del presidente di Generali, Andrea Sironi, del presidente della Fondazione The Human Safety Net, Gabriele Galateri, e del segretario generale, Emma Ursich, insieme all’artista Arthur Duff e al curatore Luca Massimo Barbero, che con questa opera inaugura il suo progetto di curatela biennale dell’Art Studio.

The Hungriest Eye integra e completa il percorso della mostra permanente “A World of Potential”, un'esperienza interattiva e immersiva per comprendere e connettersi con il proprio potenziale, esplorando i punti di forza e scoprendo le qualità migliori in noi stessi e negli altri, anche attraverso le storie dei beneficiari, degli operatori e dei volontari di The Human Safety Net. Una mostra che è espressione dei programmi della Fondazione, per famiglie con bambini 0-6 anni e per i rifugiati, sviluppati proprio con l’obiettivo di liberare il potenziale di coloro che vivono in condizioni di vulnerabilità attraverso una rete di persone che aiutano persone, accomunate dalla convinzione che nessuno debba essere lasciato indietro.

Con l’opera di Arthur Duff, i visitatori possono vedere i propri punti di forza trasformati in una rappresentazione artistica grazie all’utilizzo di un sistema laser che crea forme uniche in un caleidoscopio di luci. L’ispirazione nasce dalle xilografie giapponesi ottocentesche raffiguranti i fuochi d’artificio, emblema di un ideale di bellezza effimera e transitoria, pensati per sbalordire e sorprendere l’occhio di chi guarda. Un occhio ‘affamato’ – da qui il titolo dell’opera – che ambisce non solo ad essere il punto di passaggio di uno stimolo percettivo, ma vuole essere partecipe dell’elaborazione dell’esperienza.

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