A causa del Covid, quest'anno ogni veneziano perderà in media quasi 3mila euro

Il dato è stato elaborato dalla Cgia di Mestre, che specifica come non si sia tenuto conto degli ultimi due Dpcm. La perdita media, quindi, potrebbe essere sottostimata

A causa del Covid, quest’anno ogni italiano perderà mediamente quasi 2.500 euro (precisamente 2.484), dato che cresce di qualche centinaio di euro per la provincia di Venezia, dove si toccherà quota 2.878 euro. A livello nazionale le punte saranno di 3.456 euro a Firenze, 3.603 a Bologna,  3.645 a Modena, 4.058 a Bolzano e addirittura 5.575 euro a Milano. A stimare la contrazione del valore aggiunto per abitante a livello provinciale ci ha pensato l'ufficio studi della Cgia 1 di Mestre. Nello specifico, se nel 2019 la provincia di Venezia registrava un valore aggiunto per occupante di 27.994 euro, nel 2020 il dato scenderà presumibilmente a 25.116, con una variazione negativa del 10,3%.

Gli artigiani mestrini, spiegano da Cgia, precisano che i dati emersi in questa elaborazione sono sicuramente sottostimati. Aggiornati al 13 ottobre scorso, non tengono conto degli effetti economici negativi che deriveranno dagli ultimi Dpcm che sono stati introdotti in queste ultime due settimane. Precisano che in questa elaborazione la previsione della caduta del Pil nazionale dovrebbe sfiorare quest’anno il 10 per cento, quasi un punto in più rispetto alle previsioni comunicate il mese scorso dal Governo.

Le perdite previste per le province venete

  • Venezia: 2878 euro (-10,3%)
  • Padova: 3275 euro (-10,9%)
  • Treviso: 2957 euro (-10,3%)
  • Verona: 2928 euro (-9,6%)
  • Vicenza: 3192 euro (-10,5%)
  • Rovigo: 2039 euro (-8,9%)
  • Belluno: 2840 euro (-9,6%)

«Con meno soldi in tasca, più disoccupati e tante attività che entro la fine dell’anno chiuderanno definitivamente i battenti - dichiara il coordinatore dell’Ufficio studi Paolo Zabeo -  rischiamo che la gravissima difficoltà economica che stiamo vivendo in questo momento sfoci in una pericolosa crisi sociale. Soprattutto nel Mezzogiorno, che è l’area del Paese più in difficoltà, c’è il  pericolo che le organizzazioni criminali di stampo mafioso cavalchino questo disagio traendone un grande vantaggio in termini di consenso. In questa fase di emergenza, pertanto, tutto ciò va assolutamente evitato, sostenendo con contributi a fondo perduto non solo le attività che saranno costrette a chiudere per decreto, ma anche una buona parte delle altre, in particolar modo quelle artigianali e commerciali, che, sebbene abbiano la possibilità di tenere aperto, già da una settimana denunciano che non entra quasi più nessuno nel proprio negozio. Infatti, solo se riusciremo a mantenere in vita le aziende potremo difendere i posti di lavoro, altrimenti saremo chiamati ad affrontare mesi molto difficili».

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