Un anno dopo la grande acqua alta, Venissa celebra «una vendemmia quasi miracolosa»

Dal ritiro delle acque è cominciata una lunga attesa, conclusa positivamente: il risultat della perfetta simbiosi della Dorona con l'ecosistema della laguna

Quella del 2020 è stata una vendemmia indimenticabile per Matteo Bisol, che lo scorso novembre si è trovato a fronteggiare una delle più grandi difficoltà da quando, sette anni fa, ha preso le redini di Venissa: le acque della laguna si sono alzate al loro livello più alto dal 1966, minacciando di distruggere il grande lavoro che la sua famiglia aveva svolto dal 2002 recuperando la quasi estinta Dorona, vitigno autoctono della Venezia nativa. «Dal punto di vista qualitativo - dice Bisol, raccontando la vendemmia di quest'anno - sono sorpreso di quanto la natura possa dare il meglio di sé in queste situazioni. La resilienza della Dorona dimostra quanto la vigna sia sempre più in simbiosi con la laguna».

C'è stato bisogno di un gran lavoro per salvare la vigna da quell'eccezionale acqua alta: solo a marzo Matteo ha potuto tirare un sospiro di sollievo, quando la vigna è tornata a germogliare. I mesi da maggio a giugno, durante i quali si succedono la fioritura e la formazione del frutto, sono stati freddi e piovosi, aggiungendo dubbi al potenziale dell’annata, ma le prospettive sono cambiate dopo l’invaiatura: le condizioni climatiche eccellenti durante i mesi di maturazione, insieme alla decisione di vendemmiare più tardi rispetto agli anni precedenti, hanno portato a una maggior concentrazione e una buccia più matura. Tanto che, secondo Matteo, «questa annata potrebbe essere una delle migliori di sempre».

Venissa intanto guarda al futuro, con la collaborazione dell’agronomo Stefano Zaninotti e del suo particolare approccio: Zaninotti crede che l’ambiente della laguna sia veramente estremo e che l’intervento umano in questo contesto debba essere ridotto al minimo per lasciare alla natura il suo corso e concedere al vino di esprimere una chiara correlazione tra l’uva e l’ecosistema che lo circonda. «Negli ultimi dieci anni - spiega - abbiamo aiutato la Dorona a trovare la sua strada. Oggi abbiamo capito che la Dorona ha finalmente raggiunto il suo equilibrio e il nostro lavoro, d’ora in poi, sarà solo di custodirla».

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