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I problemi del gran traffico acqueo a San Giuliano: «Il fondale si alza, serve manutenzione» | VIDEO

Intervista a Paolo Cuman e a Giovanni Cecconi, che stanno contando le imbarcazioni in transito. Secondo la consulta lagunare, il progetto del riordino di terra deve essere accompagnato da interventi che assicurino la navigabilità

 

A San Giuliano si contano le barche in transito per farsi un'idea più precisa della mole del traffico acqueo in questo punto della laguna. Già si sa, comunque, che è una zona di grande passaggio, nell'ordine di centinaia di unità al giorno. Paolo Cuman, consigliere della Municipalità di Mestre, spiega: «Questa è una zona che sta perdendo fondale. Abbiamo constatato che dal 2002 al 2017 l'area, nella quale convergono il canal Salso, il canal di San Secondo e l'Osellino, ha perso mediamente 25 centimetri di fondale». Una situazione che appare ancora più allarmante quando si guardano le proiezioni future. Infatti - sempre secondo Cuman - tra 5 anni, qualora non dovessero essere apportati interventi importanti e seri, la zona di San Giuliano non sarà più navigabile.

Il perpetuo traffico acqueo causa il continuo innalzamento del fondale marino. Per fare fronte a questa prospettiva, Paolo Cuman e l’ingegner Giovanni Cecconi (già padre di un progetto di riutilizzo del materiale scavato e tolto da sotto il ponte della Libertà per creare delle barriere frangiflutti di protezione dalle onde) chiedono un traffico lagunare maggiormente adeguato alle necessità ambientali, la riapertura del canale da Punta San Giuliano a Punta Campalto, e la sistemazione, lungo l’area, di due postazioni fisse per il controllo della velocità dei mezzi di navigazione.

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