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Violenza di genere «macigno del background culturale», si allarga la rete dei sensori per intercettarla

Nasce il progetto #SicurezzaVera della Federazione italiana pubblici esercizi-Confcommercio in collaborazione con la polizia di Stato-Direzione anticrimine, e si estende ai territori

I pubblici esercizi dei territori come sensori e presidi di sicurezza contro la violenza di genere. Durante il lockdown, quando negozi, bar e ristoranti sono rimasti chiusi, tensioni e violenze che prima trovavano una valvola di sfogo all'esterno si sono accumulate dentro alle mura domestiche fino a esplodere in qualche caso. Anche da questa consapevolezza, una volta tornati lentamente alla normalità, si è fatta strada la convinzione che ogni locale, ogni centro estetico, ogni negozio, bar, o servizio aperto al pubblico intercetta giorno e notte una lista enorme di fatti, richieste, e anche violenze. Che non solo si verificano sul posto ma vengono narrate, mostrate, velate, e all'occhio di chi è abituato a stare a contatto con il pubblico non passano inosservate. Gli esercizi pubblici possono essere immaginati come ossevatori privilegiati e possono dare un aiuto formidabile nel contrasto alla violenza contro le donne, in collaborazione con le forze dell'ordine. Nasce così il protocollo nazionale di Fipe (Federazione Italiana Pubblici Esercizi) Confcommercio, #SicurezzaVera, in collaborazione con la polizia di Stato-Direzione anticrimine.

Oggi, martedì 30 novembre, è stato presentato nella sede di Confcommercio di viale Ancona a Mestre il progetto nazionale siglato dal gruppo Donne Imprenditrici di Fipe Confcommercio e la Polizia di Stato-Direzione anticrimine, che vede Venezia tra le città aderenti a #SicurezzaVera. Si parte da una rete di esercizi pubblici, associati a Fipe Confcommercio, impegnata a prevenire gli atti di violenza verso le donne vigilando su situazioni a rischio, valutando elementi di pericolo, promuovendo la cultura del rispetto. 

I pubblici esercizi nell’ambito metropolitano costituiscono una rete al servizio alla collettività che conta nel Veneziano oltre 5.600 imprese, che mobilitano circa 33.400 addetti, delle quali 1.450 (25,9%) hanno come titolare o prevalenza nella compagine sociale, donne. Si tratta dunque di un vero presidio che può contare in provincia su un pubblico esercizio ogni 152 abitanti e nel Rodigino di 1 ogni 129 abitanti e che il progetto #SicurezzaVera punta a valorizzare contribuendo anche a scardinare luoghi comuni e percezioni non più coerenti con la realtà, come sottolinea la presidente del gruppo Donne Imprenditrici di Fipe Confcommercio, Valentina Picca Bianchi. «Troppo spesso i pubblici esercizi vengono dipinti come luoghi pericolosi. Luoghi nei quali si pensa che sia lecito fare avances spinte alle ragazze che servono ai tavoli, o nei quali un sorriso in più fatto da una donna che lavora dietro a un bancone viene subito male interpretato. Luoghi in cui si lavora fino a notte fonda e, spesso le donne, titolari o dipendenti che siano, chiudono le saracinesche rimanendo sole nelle città ormai quasi deserte. Noi vogliamo ribaltare questo stereotipo e rafforzare i nostri locali in presìdi di legalità e di sicurezza, nonché, creare una rete per promuovere e diffondere la cultura di genere per le dipendenti, le clienti e le titolari di azienda».

Primo passo per prevenire la violenza è quello di riconoscere i segnali di pericolo. Grazie al supporto della polizia di Stato, si insegna agli esercenti a riconoscere questi segnali e a reagire. A rimarcare il ruolo determinante dei pubblici esercizi nel garantire la vivacità, ma anche la sicurezza delle città e dei centri minori, dove spesso il bar, la pasticceria, la trattoria, rappresentano un punto di riferimento tradizionale, storico, ma anche familiare per la comunità, è il presidente di Confcommercio Metropolitana di Venezia Rovigo e della Fipe territoriale Massimo Zanon. «Rispondiamo con grande senso di responsabilità a questa iniziativa nella consapevolezza dell’importante funzione sociale delle attività commerciali nelle nostre città. Non si tratta solo di un luogo dove promuovere una cultura: dove c’è una vetrina illuminata, dove c’è un negozio aperto, lì c’è un prezioso presidio di sicurezza per tutti, ma in particolare per le donne, e per le persone più deboli o momentaneamente in difficoltà. Con questo progetto i nostri imprenditori e i loro collaboratori, saranno appositamente formati e preparati dal personale della polizia di Stato e potranno rappresentare un ulteriore punto di riferimento per chi cerca un primo, urgente ascolto e un primo affiancamento per contattare la pubblica sicurezza». 

«Ho fatto mie alcune parole chiave che continuamente emergono ai tavoli di discussione sulla sicurezza pubblica, per garantire la quale la forza è solo un aspetto del contrasto - interviene il questore di Venezia Maurizio Masciopinto - Serve partire dalla cultura, dalla sensibilizzazione, e dalla consapevolezza dei fenomeni per avere condivisione e partecipazione della comunità a fare ciascuno la propria parte per raggiungere un obbiettivo comune. Così si diffonde una mentalità, un sentimento sociale, si innesca un meccanismo di solidarietà in cui tutti vogliono essere sentinelle e captare fatti di violenza per sradicare questo macigno che fa parte del background culturale». Il progetto è stato presentato in questi giorni in 15 città italiane e poi sarà diffuso in tutto il territorio nazionale, con la partecipazione delle istituzioni, degli enti locali, delle associazioni. #SicurezzaVera si muove all'interno della campagna “Questo non è amore”, attiva dal 2016, e diventata un’iniziativa permanente sviluppata dalle questure con la quale la polizia aiuta a far emergere le situazioni di violenza di genere: fenomeno complesso che non può essere affrontato solo con strumenti normativi, ma che richiede campagne informative e strumenti di analisi degli episodi delittuosi che possano rendere più efficaci le azioni di prevenzione e contrasto.

«È importante l'attivazione a Venezia di "Sicurezza Vera" che coinvolge il mondo del commercio, perchè i negozi sono presidi importanti del territorio, sono frequentati da molte persone e possono avere un ruolo determinante sia nell'influenzare un cambiamento positivo di comportamento, sia nell'intercettare e segnalare situazioni di pericolo - ha detto l'assessore alla Coesione sociale Simone Venturini - Tra i punti di riferimento c'è anche il nostro Centro Antiviolenza, che anno dopo anno cresce con le sue attività a supporto alla comunità. Oggi facciamo un ulteriore passo avanti e diciamo che il tema della violenza di genere non riguarda solo le donne, le forze dell'ordine o i centri antiviolenza. Coinvolge tutta la collettività: il mondo della scuola, il lavoro, il commercio, lo sport. Ognuno può fare qualcosa e tutti, ancor più in questo mese dedicato al contrasto alla violenza di genere, dobbiamo lavorare per far passare questo importante messaggio».

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