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I workshop estivi di Iuav puntano sui centri storici italiani: "Perle che il mondo ci invidia"

Presentata lunedì mattina la tradizionale "campagna estiva" dell'Ateneo. Studenti da tutto il mondo discuteranno di recupero e architettura. Si discuterà anche del futuro delle stazioni

Dopo Porto Marghera nel 2016 e la Siria nel 2017, ora è il turno dei centri storici italiani. Quelle perle di medie o piccole dimensioni che il mondo ci invidia e che combattono per resistere all'inesorabile fluire del tempo. E' stato presentata lunedì mattina, nella sede Iuav, la nuova edizione di W.A.Ve., i workshop estivi dell'ateneo veneziano che coinvolgeranno 1300 studenti provenienti da tutto il mondo, cui si aggiungeranno 26 docenti.

Centri storici italiani

Si discuterà di come recuperare altrettanti centri storici da Nord a Sud le cui amministrazioni hanno accettato di partecipare all'iniziativa e, anzi, hanno proposto possibili tematiche. I progetti che saranno redatti durante 3 settimane di progettazione intensiva, saranno poi esposti dal 16 al 20 luglio all'ex Cotonificio di Venezia per poi, chissà, tradursi magari dalla teoria alla pratica. L'apporto di architetti stranieri costituirà la possibilità di confrontarsi con un occhio "esterno" discutendo di modelli insediativi e di nuove forme d'equilibrio sociale e ambientale. Nella stessa ottica di allargare gli orizzonti, per la prima volta in contemporanea a W.A.Ve. è stata organizzata "W.A.Ve. Abroad", ossia seminari progettuali che si terranno in contemporanea in altri Paesi, come Serbia, Albania, Grecia, Argentina, Ruanda. 

Rapporto con le stazioni

Durante i workshop sarà posta anche particolare attenzione sul rapporto tra stazioni ferroviarie e città, in collaborazione con Rete Ferroviaria Italiana. Nella consapevolezza che questi scali iniziano a essere delle nuove "piazze" dei grandi agglomerati urbani. 

Ferlenga: "Tematiche da riprendere dopo decenni"

Alla presentazione di W.A.Ve. ai Tolentini c'erano il rettore Alberto Ferlenga, il consigliere delegato all'Innovazione e Smart City del Comune, Luca Battistella, il direttore della Scuola di Dottorato Iuav, Benno Albercht, la presidente dell'Ordine degli Architetti, Anna Buzzacchi, e Sara Venturoni, direttore della Direzione Stazioni di Rfi. "Da quanto tempo nessuno studia più quel patrimonio inestimabile e invidiato da tutti costituito dai centri storici italiani? - si è chiesto il rettore Farlenga - Da almeno trent'anni, si potrebbe rispondere, sbagliando forse per difetto. Nel frattempo tutto al loro interno è cambiato. Farlo da Venezia, il centro storico più noto al mondo, ha un particolare significato". 

"Conoscenza e condivisione dei dati"

Conoscenza e condivisione sono stati al centro anche dell'intervento del consigliere Battistella: “Già nel 2016 – ha ricordato – in occasione della scorsa Biennale di Architettura, abbiamo condiviso idee e messo insieme laboratori. Forti del successo ottenuto, abbiamo ripetuto l'esperienza al Padiglione Venezia anche quest'anno, concentrando l'attenzione sulla condivisione dei dati e sulla conoscenza che viene generata dallo studio e dall'aggregazione di questi ultimi. Se non si parte dalla conoscenza, infatti, non si arriva da nessuna parte. La sfida che lanciamo come amministrazione – ha concluso Battistella, portando come esempio concreto il lavoro di scansione di tutta la città effettuato da Insula e disponibile in Rete - è quella del rendere accessibile e fruibile il dato puro, affinché possa venir utilizzato per la propria professione”. Buzzacchi ha poi sottolineato la necessità che l'architettura oggi riesca a ridare un senso ai luoghi, interrogandosi su che tipo di città contemporanea vuole, mentre Venturoni ha parlato infine di connessione e reti di mobilità urbana, che sarà uno dei temi cruciali affrontati nei vari workshop.
 

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