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Zona rossa, parrucchieri e centri estetici: «Dopo un anno non è cambiato nulla»

I rappresentanti della Cna Veneto: «Ristori insufficienti, servono più politiche di sostegno»

Estetisti e acconciatori. Un  settore  che con 135mila imprese e oltre 260mila addetti, partecipa in maniera determinante all’economia italiana. In Veneto i servizi alla persona (parrucchiere, estetiste, tatuatori, centri massaggi) rappresentano circa 13mila e 350 imprese. Uno dei settori in grave sofferenza nell’ultimo anno a causa del Covid e che con questa terza ondata si trova nuovamente alle prese con chiusure e calo della clientela a causa del divieto di spostamento tra comuni nelle zone arancioni, e a ricaduta per la diminuzione di eventi, cerimonie e occasioni di uscite. E ora la situazione è destinata a peggiorare con il passaggio in zona rossa.

«Ristori insufficienti»

«Inutile ribadire come queste chiusure ci danneggino – afferma Romeo De Pizzol, presidente regionale CNA Veneto Benessere –. Io sono lavoratore autonomo e come categoria abbiamo tutto l’interesse a mantenere criteri altissimi di igiene e sicurezza. Non ci sarebbe possibile lavorare se non utilizzassimo misure di elevata sicurezza e di controllo. Ma ciò nonostante siamo rimasti chiusi a lungo; con l’impedimento di uscire dal comune di residenza per recarsi dal parrucchiere abbiamo perso clientela; ed ora, in zona rossa chiudiamo del tutto nuovamente. E in tutto questo i ristori che abbiamo ricevuto sono stati insufficienti». 

Dello stesso parere anche Valeria Cazzola, portavoce estetica CNA Veneto: «Siamo nella stessa situazione di un anno fa, non è cambiato nulla. Abbiamo tamponato le perdite delle chiusure natalizie anticipando gli appuntamenti, ma non è certamente stato il picco del lavoro. Rimanere chiusi per la seconda primavera consecutiva è molto pesante: la cliente per qualche giorno aspetta, ma se la chiusura si protrae si rivolge alle colleghe che esercitano abusivamente con maggior pericolo contagi. Perdere marzo e aprile significa perdere il 40% del fatturato. Noi lavoriamo in sicurezza, igienizziamo sterilizziamo, utilizziamo tutti i presidi di protezione». Tanta Incertezza e nessuna programmazione, lamenta la categoria. «Non si può lavorare con tutti questi apri e chiudi – prosegue Cazzola –. Se dobbiamo rimanere chiusi, almeno che ci siano politiche di sostegno adeguate».

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