Una lettera di ringraziamento al personale dell'ospedale dell'Angelo

Sergio si rivolge a chi si è preso cura dello zio: «È stato ricoverato e per 70 giorni ha lottando contro il coronavirus»

Foto d'archivio

Riportiamo la testimonianza di Sergio, un lettore: «Mio zio dimora a Mestre con la sua famiglia da 30 anni. Il 27 maggio ha lasciato l'ospedale dell'Angelo dopo 70 giorni, di cui 45 vissuti in terapia intensiva, lottando contro il coronavirus. Per tutta la nostra famiglia è motivo di grande gioia. Questa è una lettera di ringraziamenti al personale sanitario e a chi ha permesso che zio tornasse a vivere».

A tutti gli Angeli dell’ospedale di Mestre.

Cari medici, cari infermieri, cari scienziati.
Ho deciso di scrivere questa lettera nella speranza che un giorno possiate leggerla.

Mi chiamo Sergio, ho 23 anni e vivo in Abruzzo. Nonostante ci siano più di 500 chilometri a separarci, le nostre vite si sono inconsapevolmente incontrate in questi ultimi tre mesi.

Una parte della mia famiglia vive proprio lì, nella splendida Mestre. Una città che ho avuto la fortuna di conoscere e di visitare più volte.

A tutti voi va il mio più sincero e profondo ringraziamento per aver strappato alla morte molte vite. Tra queste, anche quella di mio zio.

Sono ormai passati più di due mesi dalla sua entrata in ospedale e, dopo un lungo e interminabile periodo in terapia intensiva e in reparto, in questi ultimi giorni ha lasciato la vostra struttura per iniziare un altro lungo percorso di riabilitazione post coronavirus. Sono stati momenti difficili, dominati dalla paura di poter ricevere cattive notizie e dalla speranza di agognati segnali positivi. I giorni passavano interminabili, scanditi dal bollettino ospedaliero emanato ogni mattina dalla regione Veneto. In queste settimane ho, tuttavia, sempre avuto la certezza che zio era affidato a mani sicure, esperte, protettive. A uomini e donne che combattevano per ridare vita a chi la stava perdendo.

Sapevo che, unendo la determinazione e il coraggio di quel grande uomo al lavoro speciale e immenso che voi, medici, avete compiuto con passione, dedizione e sacrificio, presto sarebbe arrivata la luce in fondo al tunnel. Una prima vittoria. La vostra vittoria.

Grazie di cuore per la vostra resilienza. Grazie, angeli di questa terra.

Sarò sempre in debito con voi.

Con affetto, Sergio Mucci

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