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ph: Francesco Dabbicco

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Clementì, Gemitaiz, Mad e Salmo: il concerto che non dimenticherai

C’è stata una specie di logica romantica al Flowers Festival, un certo ordine perfetto secondo cui, ad esempio, Clementino è entrato al tramonto. Perché se si ascolta La luce, O’ mar ‘e o’ sole, O’ vient con un cielo rosso e viola cambia tutto. Clementino ha rappato come solo lui sa fare, ha portato musica, teatro e Torino per quasi un'ora è diventata Napoli, o quanto meno ne ha restituito i suoni. Su Collegno con la sera è scesa la poesia, quella che ha percepito chi, guardandosi intorno, ha visto centinaia e centinaia di persone con un accendino in mano:" tutto questo è per te Pino, non ti avevamo dimenticato no, ti abbiamo lasciato la parte più bella dello show: il finale". Con queste parole è iniziata "Da che parte stai”. Al che tutto finito per il rapper napoletano, o quasi. "Ragazzi qui c'ho un ospite, è delle zone vostre forse lo conoscete". Certo, Ensi lo conoscono tutti figurati a casa sua. Allora via con Tekken 3 per tornare di nuovo a saltare. Pausa. Gemitaiz e Madman.


Erano probabilmente i più attesi, sono riusciti ad alzare ulteriormente il livello. Hanno fatto il loro ingresso con Il giorno del giudizio e da lì hanno saltato con il loro pubblico per tutta l’ora successiva, suonata la prima via con haterproof parte 1 e 2, “abbiamo fatto un disco di recente, lo sapete Kepler?” E dunque Sigarette, Non se Parla, Sempre in Giro. Gem e Mad hanno proposto un po’ di tutto del loro repertorio, hanno pescato dai mixtape per On the corner, poi Vai Bro e Veleno pt5. Dopo 45 minuti hanno salutato. “Ma come di già? Effettivamente Madman ha rimbalzato sul palco per tre quarti d’ora, se vogliono lasciare il palco è anche comprensibile.” Gemitaiz ha girato la schiena, ha fatto due passi verso il backstage e si è fermato: “A scemi ce siete cascati!” Urlo di visibilio, Gemitaiz continua “mo vi spacchiamo il locale a metà” e via con Detto Fatto e Pistorius. Alla fine i due romani Torino l’hanno salutata per davvero, Mixer T ha messo la base e nel silenzio è iniziata: “ho messo tutto a repentaglio / sta gente parla di me ma non sa / quanto pesa il mio bagaglio / e mi dice pure che sbaglio se rimango qua / Ma io non cambio mai. Ciao ragà!”


Salmo chiude tutto. Ma davvero un sardo arrabbiato con i calzettoni alle ginocchia e un capello da pescatore può fare un live che spacca? Può, e lo ha fatto più forte di tutti. Il machetero entra con Russel Crowe, porta Midnite, porta il suo rap e le sue basi, quelle che ti fanno percepire il cuore che batte a tempo con il beat. Poi c’è stata Yoko Ono a cappella, Disobey, S.A.L.M.O, k-hole, death USB: “se Marra è il king del rap, io sono il king dell’hardocore”, vero. Saluta anche Salmo, anche Salmo scherza. “Ragazzi, qui ci sono degli ospiti da salutare.” Fosse finito con Salmo, quello di Collegno sarebbe stato comunque un super concerto, ma al Flower Festival vigeva appunto una logica romantica, quella che sa cosa piacerebbe al pubblico, che pure non si arrabbierebbe perché tanto è già stato tutto fantastico così, ma che in fondo in fondo spera nei feat. Pubblico accontentato, entrano Gemitaiz e Madman per Killer Game e Clementino per Top Player. Manca Ensi no? Manca proprio lui, e dove lo mettiamo? Non c’è tempo per rispondere alla domanda perché Salmo ha già iniziato, chiede: “Hai mai sentito parlare del crew Ma-ma-machete?” Ensi fa la sua strofa, Gemitaiz rappa sulla sua che non ci si sta dietro e Salmo chiude, sono i re del rap italiano, sono King’s Supreme.

“Parco della Certosa, Collegno, 9 luglio 2015: Clementino, Gemitaiz, Madman e Salmo in concerto.” Prima di uscire la locandina sembra voler assicurarsi che il pubblico si ricordi. 


Tranquilla Locandina. Un concerto così, chi se lo scorda più.

Alessandro Cecconato

Pausa Cicca
 

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