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fonte: pagina ufficiale Gemitaiz

fonte: pagina ufficiale Gemitaiz

L'ultimo album, la gente e il rap americano: intervista a Gemitaiz

Giovedi 4 febbraio, Nave de Vero, Marghera - 

Ad aspettare Gemitaiz e il suo Nonostante tutto ci sono trecento persone e forse più. La piazzetta del centro commerciale è un’esplosione di snapback colorati, qualcuno fa freestyle, qualcun altro il beat e insomma di solito le code fanno schifo ma questa fa venire voglia di esserci dentro.

Troviamo Gemitaiz nell’anticamera dove di solito si piazzano i giornalisti in attesa dell’intervista. Fa le ultime foto di rito con quattro giovani ritardatari.

Davide De Luca la posa preimpostata non ce l’ha: prova due o tre sorrisi, si sistema la felpa come un po’ in imbarazzo e guarda in camera: click. Dà l’impressione che il lato antipatico dell’essere famoso non l’abbia toccato, sa di persona umile e per bene, la stessa che si inginocchia per firmare le Jordan di un ragazzino, che già si stava sfilando la scarpa perché far abbassare la star non gli era passato neanche per la testa, e invece.

Finalmente entriamo nel camerino, stringo la mano con il delfino tatuato e iniziamo.

Allora, inevitabile domanda di rito, come stanno andando questi instore?

Gli instore stanno andando bene, la risposta è ottima. Mi aspettavo di trovare non poca gente ma così tanta è stata una bella sorpresa. L’età è varia, c’è un po’ di tutto e mi va bene così. Mi piace perché parlando con loro noto che anche i ragazzi più piccoli finalmente stanno entrando nella mentalità giusta, quella di venire ai concerti.

Parliamo dei tuoi ultimi lavori, Quello che Vi Consiglio Vol. 6 e Nonostante Tutto: stupisce la varietà dei featuring e il fatto che tra un progetto e l’altro abbia partecipato davvero tanta parte della scena rap italiana. Qual è stata la logica per la scelta della collaborazioni, o meglio, come scegli chi vuoi al tuo fianco?

Il feat lo scelgo a seconda della base. Sento un beat ci scrivo una strofa e dico il pezzo non lo voglio fare da solo e allora chiamo qualcuno. La base mi dice chi chiamare perché mi immagino proprio la voce del rapper in questione sopra quindi chiamo quelli che secondo me sono più andati al sound.

A proposito del sound, ha scatenato qualche polemica sui social l’uso più evidente in Nonostante Tutto, rispetto ai lavori precedenti, dell’autotune. Ti va di chiarirci un po’ la cosa?

Guarda la polemica l’ho vista anch’io chiaramente, ma l’autotune lo uso dal 2009-2010, sta pure nel primo mixtape. Sull’ultimo disco è vero l’ho usato maggiormente specie sui ritornelli e su un’intera strofa nel pezzo con Guè ("Ce l'hanno con me"). Io lo uso quando trovo che dia maggiore potenza al pezzo, quando scrivo mi immagino la canzone e se sento che il beat è adatto all’autotune vado a registrare e lo metto, a volte sento il pezzo non mi piace e lo tolgo, altre volte registro solo di voce, lo aggiungo e il tutto mi piace di più. Dipende, è un buon mezzo e non mi faccio tanti scrupoli.

Forse un modo anche per guardare avanti nel fare rap?

Mah guardare avanti… Neppure così tanto, anche perché ormai in modo più o meno celato lo usano tutti. La vera novità del disco non è quella, il nuovo che c’è secondo me sono le produzioni.

Spiegaci…

Non sono basi rap all’ordine del giorno, ho cercato di dare un po’ più di spazio, una visione un po’ più ampia di quella che è la musica a mio modo di vedere, anche perché con il rap in Italia spesso si va a finire sempre nei soliti quattro punti. Io ascolto un sacco di musica diversa dal rap e ho cercato di far entrare tutte queste influenze nel disco.

Ricordo un’intervista in cui dicevi che l’amore per il rap è scattato con All eyez on me di Tupac. Con l’uscita di un Mixtape all’anno è evidente quanto tempo dedichi all’ascolto del rap americano e anche quanto vario sia questo ascolto. Insomma L’hip-hop d’oltreoceano resta sempre il punto di riferimento?

Assolutamente. Devo dire che le maggiori ispirazioni e novità a livello di sound arrivano dall’America. Negli ultimi anni sono usciti degli artisti come Travis Scott che li senti e dici questo è un fenomeno. Non è uno che ha fatto un bel disco e mo’ passa, io lo metto allo stesso livello di Kendrick Lamar, anche lui un mostro.

Non a caso negli States K.L. la sta facendo da padrone…

E certo. Secondo me ha dato una svolta evolutiva al rap underground, o comunque a quello che viene identificato come tale. Per non parlare poi di Kanye West. La gente deve solo levarsi le paranoie e i paraocchi, che quando ti levi quelli scopri che ci stanno un sacco di cose fighe da sentire.

Insomma ascolti e fai ottima musica, Kepler è certificato disco d’oro, Nonostante tutto è in prima posizione su ITunes dal giorno dell’uscita e la scena italiana ti appoggia. Quando tutto va bene cosa ti spinge a evolverti, a cercare di più? Qual è il prossimo obiettivo?

Ti dirò non ho mai aspirato alla televisione, né alla radio. Poi chiaramente se passano i miei pezzi tanto meglio ma non sto puntando a quello. L’obiettivo sta sempre nel cercare di evolvere al meglio la musica, sperimentare ma rimanendo sempre lo stesso artista, non cambiare quello che sono. Cerco di migliorare, nei concerti, a livello di show.

Beh il Kepler tour vi è riuscito piuttosto bene…

Quello è stato una figata. Abbiamo provato a inserire anche la band ed è stata una presa bene unica, ma insomma è facile che succeda quando fai quello che ti piace e intorno c’hai tutti amici. La band secondo me non è essenziale per un concerto rap però dà sicuramente quel qualcosa in più e se qualcuno ha la possibilità di farlo dovrebbe farlo. Ti fa crescere un sacco musicalmente, come artista.

Solo oggi centinaia di persone sono accorse per un minuto con te. Li ho visti qui, ma poi anche sui social e oltre ai tanti “grande Gem” c’è poi chi ti ringrazia. Cosa vuol dire per uno che fa musica essere ringraziato, sentirsi dire che la propria musica aiuta? E’ una cosa veramente forte, colpisce no?

In un’intervista che feci tanti tanti anni fa mi chiesero la cosa migliore che una persona ti può dire quando fai musica. Ce ne sono tante, a volte cose che neppure ti immagineresti e ti colgono di sorpresa, però penso che appunto la cosa più bella sia quando ti dicono che sei d’aiuto, nel quotidiano intendo. Uno va a scuola, va al lavoro si trova in quel momento in cui si mette le cuffiette, si sente la musica mia e sta bene. Questo conta. Li capisco perché ero e sono come loro quando quei momenti li ho io, se potessi direi la stessa cosa a Eminem.

Abbiamo finito. Grazie mille, è stato un piacere.

Grazie a voi, Bella regà.

Alessandro Cecconato

Pausa cicca

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