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A cura di Gianluca Anoè

La leggenda del campanaro che vendette il suo scheletro

E' universalmente nota come la leggenda del campanaro che vendette il suo scheletro: è una vicenda curiosissima che ha per scenografia la bellissima, e in questo caso misteriosa, città lagunare.

Ottocento, Venezia. Il protagonista di questa storia è il campanaro di San Marco dell'epoca. Un uomo certamente fuori dal comune che aveva un unico difetto: era amante del vino. Un "vizio" comune a molti, certo, e probabilmente a prima vista insignificante ma che, vedremo, gli sarà fatale. Il campanaro apparentemente sembra non esistere: non si conosce il nome, non si conosce l'esatta provenienza. Eppure è esistito. Di lui si sa solo che abitava in corte Bressana, a San Giovanni e Paolo, e che era praticamente un gigante. Alto oltre due metri, dalle mani grandissime, era il campanaro del "Paron de Casa". Un giorno il direttore di un istituto scientifico veneziano, uscendo da messa, lo notò. Immediatamente, per un uomo di scienza come lui, divenne impossibile non percepire la sua straordinarietà e lo avvicinò chiedendogli di poter inserire il suo scheletro all'interno della sezione anatomica del suo istituto come guardiano.

Dopo tante insistenze i due arrivarono ad un accordo: il campanaro si fece abbagliare dal denaro che gli offrì l'uomo e, convinto che quel signore anziano sarebbe morto prima di lui e che quindi il tutto sarebbe andato dimenticato, accettò affinchè, dopo morto, concedesse il suo scheletro al museo. Suggellato il contratto lo scienziato scherzò: “Alla tua morte, porrò il tuo scheletro in una grande teca di vetro e gli metterò in mano una campanella. Mi farà da guardia alle collezioni!”

E qui...sono dolori. Il gigante nei giorni successivi, colmo di gioia, andò a spendere i soldi ricevuti facendo quello che da sempre sognava in cuor suo ma che non poteva realizzare a causa delle sue scarse possibilità economiche: festeggiare bevendo del buon vino. Un bicchiere, due bicchieri, tre bicchieri fino a quando il poveretto, una sera, proprio all'interno della locanda, a causa di quel suo vizio, stramazzò. Il professore, dal canto suo, non poteva crederci: lo scheletro di quel gigante in breve tempo passò al suo istituto. Oggi è conservato al museo di Storia Naturale, l’ex Fondaco dei Turchi.

Ma non è vera leggenda se non c'è di mezzo un fantasma. E infatti, si racconta, che ogni giorno alla mezzanotte, il campanaro si rechi sul campanile di San Marco e suoni i dodici rintocchi della campana più grande e antica, la Marangona. Naturalmente, qualcuno dice di averlo visto raggiungere il campanile, barcollando: il suo vizio, è vero, gli è stato fatale ma se non altro l'ha lanciato per sempre nella storia.

Fonti: https://venezia.italiani.it (Alberto Toso Fei): ilgazzettino.it 

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