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A cura di Gianluca Anoè

Arriva San Martino con il suo cavallo: la tradizione e il "mitico" dolce veneziano

San Martino a Venezia è tradizione secolare, la sua festa è giunta ai giorni nostri e continua a essere molto sentita in città. Ma anche in provincia, "al di là del ponte", assieme alla diffusione del tipico dolce-biscotto: che San Martino è senza il dolcetto di pastafrolla a forma di santo a cavallo, riccamente decorato e colorato? Tutti noi lo ricordiamo fin da piccoli e un po' ci emoziona vederlo fare capolino in questi giorni nelle vetrine di panifici e pasticcerie. Una gioia per gli occhi e per il palato, legata al piacere fanciullesco di staccare i pezzetti della frolla con sopra il cioccolato fondente, le decorazioni in zucchero, confetti, cioccolatini, smarties.

Per le calli a far baccano

Il culto del Santo è antico: la chiesa omonima, a Castello, fu fondata più o meno a metà dell'VIII secolo, forse per iniziativa di rifugiati provenienti da Ravenna, luogo la cui popolazione è molto legata a San Martino di Tours. L'11 novembre, sempre da tradizione, i più piccoli girano per le strade della città con una corona di carta in testa, picchiando su pentole e campane e chiedendo qualche soldino ai passanti. Con tanto di filastrocca: San Martin xe 'ndà in sofita / a trovar ea so' novissa / so' novissa no ghe gera / San Martin col cùeo par tera / E col nostro sachetìn / cari signori xe San Martin. Certo, è un'usanza non più diffusa come tanti anni fa e i bambini magari sono più coinvolti da altri tipi di ricorrenza (Halloween cade più o meno nello stesso periodo); ma c'è anche chi lavora, ancora oggi - nelle scuole, ad esempio - perché questa festa, con le sue consuetudini, non vada perduta.

Mezzo mantello a testa

Non dimentichiamo poi la leggenda di San Martino (anche questa ce la raccontavano a scuola): si narra che questo cavaliere fosse una persona gentile e compassionevole e che, mentre cavalcava in una giornata fredda e piovosa, incontrò un povero vecchio infreddolito. L’uomo gli fece pena e così Martino prese il mantello che indossava e lo tagliò a metà con la spada, dandone una parte al vecchio per permettergli di ripararsi. Poco dopo, mentre Martino si allontanava, uscì il sole e la giornata si riscaldò: ecco l’estate di San Martino, l’appellativo che viene dato ancora oggi alle calde e luminose giornate di novembre.

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