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Nuovo studio su Giacomo Casanova, scoperte le malattie del latin lover...dal suo manoscritto

Su Giacomo Casanova è stato detto e scritto di tutto. Del suo fascino, delle sue doti di latin lover, delle sue avventure amorose. Si è parlato molto anche delle sue condizioni di salute, molto si è vociferato anche delle sue malattie.

Ma mai prima si era arrivati a un responso tanto vero quanto incredibile attraverso l'esame del suo manoscritto e della scrittura realizzato proprio sulle pagine del suo lavoro conservato presso la Bibliothèque Nationale de France a Parigi. Mai prima, insomma, si è potuti arrivare a dei risultati di ricerca sensazionali.

Lo studio Electrophoresis prodotto grazie Wiley Online Library è stato realizzato da un team di ricercatori e di collaboratori costituito da Gleb ZilbersteinRoman ZilbersteinSvetlana ZilbersteinGuillaume FauAlfonsina D'Amato (dell'università degli studi di Milano) e Pier Giorgio Righetti (del Politecnico di Milano) che ha esplorato le superfici dei capitoli uno e due delle "Memorie" attraverso una tecnica del tutto rivoluzionaria: tramite la tecnologia del film etilene vinil acetato è stato possibile risalire a delle tracce presenti sulle pagine del libro originale.

I risultati sono stati sorprendenti e hanno potuto dare molte risposte ai ricercatori, agli storici e agli appassionati. La ricerca si è focalizzata in partitcolare sul batterio della gonorrea, dal momento che Casanova riferiva di aver avuto diversi periodi di questa malattia durante la sua vita avventurosa. Sebbene il batterio non sia stato trovato, sono stati però rilevati alti livelli di HgS come punti rossi lungo le linee del manoscritto, suggerendo che Casanova stava usando questa sostanza chimica come cura per la sua malattia venerea. Inoltre, tra i numerosi batteri identificati sulla superficie tramite spettrometria di massa, è stato possibile rilevare tracce di Streptococcus uberis, una tipica infezione animale, riscontrata anche nell'uomo, insieme ad alcuni ceppi di Lactobacilli, probabilmente presenti nella sua saliva. La tecnologia cromatografia EVA sembrerebbe poter aprire nuovi orizzonti per indagare sul patrimonio culturale mondiale.

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