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Di fronte a Venezia l’isoletta tutta dedicata alla cultura che adesso ha un nuovo bistrot

Il San Giorgio Café è nato nel 2019 mentre oggi affina l’offerta puntando su una maggiore solidità. Parola della sua creatrice

La facciata del Palladio della Basilica di San Giorgio Maggiore è un ottimo biglietto da visita per i turisti che approdano in questa piccola porzione di laguna sud. L’isola di San Giorgio è nota per l’uso sapiente degli spazi in una chiave culturale che l’ha aiutata ad uscire da uno stato di degrado. Il contatore segna 6 abitanti, c’è l’enorme basilica di cui abbiamo già detto dotata del quarto campanile più alto della Serenissima. La Giudecca è vicinissima ma separata da un piccolo canale, ma qui l’identità si costruisce attorno alla cultura.

L’offerta culturale dell’Isola di San Giorgio

Il risi e Bisi del San Giorgio Café

La Fondazione Cini ha creato a San Giorgio un polo dedicato alle arti, allo studio e alla cultura. Ci sono le biblioteche, i luoghi di studio, le Stanze del vetro, le stanze della fotografia (traslocate dalla Casa dei Tre Oci che è rimasta sull’Isola della Giudecca con nuova funzione), il labirinto Borges ispirato al racconto dello scrittore Il giardino dei sentieri che si biforcano, l’auditorium Lo Squero dove si fanno concerti a vista d’acqua, e poi il Teatro Verde. E per ora ci fermiamo qui per dire che un’offerta ristorativa per questo bel polo dalle molteplici funzioni doveva pur esistere. “Infatti il nostro non è solo un ristorante, ma un bistrot museale” lo definisce Ilaria D’Uva, amministratrice della D’Uva Srl, la società che inventò la prima audioguida italiana, nonché imprenditrice del progetto della caffetteria.

Dal semplice bar al bistrot sull’acqua

San Giorgio Café di sera

Fino al 2019 questo spazio sull’acqua che guarda la Riva degli Schiavoni e San Marco è un semplice bar. Poi scatta il desiderio di farne un luogo più accogliente. La struttura interna è piccolina, con un giardino sul retro e un patio sul fronte. Questo secondo dà su un porticciolo e poi sul bacino di San Marco. “In tante persone ci hanno chiesto di gestire questa caffetteria” spiega D’Uva “ma a me è sempre piaciuta l’idea di arrivare qui e lanciarmi in un’impresa, un’avventura. Anche se non era il mio settore, la mia famiglia viene dal mondo dell’arte”. Quando il caffè apre nel 2019 con una nuova natura, si porta dietro la consulenza dello chef Filippo La Mantia, che non supererà la pandemia.

La nuova offerta del San Giorgio Café

Alcuni cocktail del San Giorgio Café

Sono anni di grandi turbolenze, non solo la pandemia ma anche l’acqua alta del 2019, “ma dopo 5 anni penso che abbiamo davvero trovato la quadra” ci spiegano. Come direttore troviamo oggi Samuel Baston, che veniva da un hotel dalla parte opposta del canale, il Ca’ di Dio. In cucina invece lo chef Mauro Dorigo porta la sua versione della cucina veneziana. Al San Giorgio Café si può venire a fare colazione, pranzo, aperitivo e spuntino. “Per la cena siamo aperti solo su prenotazione e per eventi. Portare qui le persone è troppo complicato. E poi noi seguiamo le attività dei musei”. In carta dunque brioche, biscotti, caffè, ma anche delle proposte più identitarie, come i risi e bisi in tre consistenze, una rivisitazione del piatto lagunare, o il Labyrinth Spritz dedicato al labirinto Borges. E siccome la chiesa di San Giorgio Maggiore è collegata con l’abbazia di Praglia a Teolo (in provincia di Padova), “il nostro vino della casa è la bollicina che realizzano i monaci lì” dice D’Uva “il nostro Dom”. Sarà la volta giusta per far funzionare stabilmente le cose?

San Giorgio Café
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