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Paolo Baratta e Alejandro Aravena

Paolo Baratta e Alejandro Aravena

La Biennale di architettura "al fronte": focus sullo sviluppo di Marghera e delle periferie

Baratta e Aravena presentano la 15. edizione , dedicata agli esempi di risposte efficaci alle esigenze della società civile: "Dimensioni concrete e insieme intangibili"

Una Biennale di sfida, di domande alla società: per la prima volta l'evento studia e presenta i fenomeni che fondono positivamente architettura e società civile, che rispondono in modo efficace a necessità urgenti e tangibili. Un tema che deriva dalla consapevolezza sempre maggiore che "la più politica delle arti", come l'ha definita il presidente Paolo Baratta, è indissolubilmente legata agli uomini e alla vita di tutti i giorni. Il titolo di questa quindicesima edizione è emblematico in tal senso: "Reporting from the front" vuole essere l'analisi di quelle architetture che, nonostante la scarsità di mezzi, esaltano ciò che è disponibile e rispondono alle necessità umane ma anche a bisogni che di concreto non hanno nulla o quasi. Ricordando, come dice il curatore della Mostra Alejandro Aravena, che "nei fronti dell’ambiente edificato si respira un’aria di vitalità perché l’architettura è guardare la realtà in chiave propositiva".

Su tutti spicca l'allestimento "Reporting from Marghera and other water fronts", declinazione marittima del tema principale, più attuale che mai in questo momento di grandi mutamenti che coinvolgono l'area portuale e industriale veneziana: "Prendiamo in analisi le città portuali che si sono riconvertite nei decenni - precisa Baratta - Sono tantissime, vogliamo analizzare ciò che è accaduto e farlo con il caso di Porto Marghera davanti ai nostri occhi". Curato dall’architetto Stefano Recalcati, il progetto mostrerà progetti significativi di rigenerazione urbana di porti industriali proprio per stimolare riflessioni in questo senso.

Lunedì si è svolta la presentazione della Mostra, in programma a Venezia dal 28 maggio al 27 novembre: "L'architettura dà forma ai luoghi in cui viviamo - insiste Aravena - E quest'anno vogliamo dare spazio a coloro che vedono le cose da una prospettiva diversa, come anticipa l'immagine del manifesto, raffigurante una donna che dalla cima di una scala ha uno sguardo differente sul mondo. L’architettura deve raccogliere dimensioni concrete, rispondere a bisogni primari di abitabilità, e insieme dimensioni immateriali legate alla condizione umana. Problemi che interessano a tutti". Sono 14 i punti qui quali gli espositori sono chiamati a proporre la propria visione: qualità della vita, ineguaglianze, sostenibiltà, traffico, rifiuti, crimine, inquinamento, comunità, migrazione, segregazione, disastri naturali, informalità, periferie, alloggio.

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"Abbiamo troppi esempi di 'non luoghi', realizzazioni deludenti e occasioni mancate per la nostra civiltà - aggiunge Baratta - È grave lo scollamento tra architettura e società civile, in diverso modo le passate Biennali se ne sono occupate. Questa Biennale vuole indagare invece i fenomeni che dimostrano che può accadere il contrario: ne studiamo la fenomenologia, cerchiamo di capire quali sono i percorsi logici e politici per cui questo avviene. Si va alla ricerca di messaggi incoraggianti. Si tratta di problemi complessi perché vengono concretizzati in contesti comuni e quindi collegati alle numerose e variegate espressioni della quotidianità. L’architettura è strumento della vita sociale, cerca di coniugare l'agire privato con le pubbliche conseguenze".

Tutte le informazioni sul sito web della Biennale.

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