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Catena di distribuzione rotta, da 5 mesi senza automobile: "Spetta all'azienda intervenire"

Un libero professionista di Marghera è stato costretto ad acquistare un usato poiché la casa automobilistica non risponde del danno. Si è rivolto ad Adico per far valere i suoi diritti

Prima gli hanno chiesto tutta la scansione dei tagliandi fatti negli ultimi cinque anni, da quando ha acquistato la sua automobile. Poi, una volta ricevuti, hanno contestato che non tutti sono stati fatti in una officina del Gruppo. Infine, quando è stato loro ricordato che da anni esiste la legge multimarca, hanno preteso la consegna della fatture relativa ai tagliandi stessi. Risultato? Allo stato attuale Michele M., libero professionista di Marghera, a distanza di circa cinque mesi da quel 29 dicembre in cui si è rotta la catena di distribuzione della sua vettura, è ancora senza macchina e ha dovuto acquistarne una usata per i suoi spostamenti.

Una situazione di grave disagio, in cui la casa automobilistica non ha mostrato la stessa disponibilità manifestata ad altri clienti (e inizialmente anche a Michele M.) che hanno subito un anaologo problema fuori garanzia, considerando che la catena di distribuzione è di fatto garantita a vita tanto più se si rompe ben prima dei 240 mila chilometri -  che per prassi è considerata la distanza oltre la quale è necessario cambiare quel pezzo - come successo in questo caso. Michele M. si è dunque rivolto all’ufficio legale dell’Adico, per risolvere una situazione tuttora in stand-by.

La catena, come detto, si è rotta lo scorso 29 dicembre, dopo 122mila chilometri percorsi dal momento dell’acquisto della macchina, cinque anni fa. "Il nostro socio - spiega carlo Garofolini, presidente dell’Adico - su suggerimento di alcune officine mestrine si è rivolto all’assistenza clienti, sapendo che in tutti i casi simili la casa automobilistica viene sempre incontro al cliente, anche se la macchina è fuori garanzia. In questo caso, anche se la catena si è rotta dopo 122 mila chilometri, dopo una iniziale disponibilità, l'azienda ha cominciato a creare problemi, mettendo i bastoni fra le ruote al ragazzo. Ha chiesto prima tutti i tagliandi, poi ha contestato, erroneamente, che non tutti gli interventi erano stati effettuati in officine del Gruppo, quando la legge permette al possessiore dell’auto di effettuare tagliandi dove meglio crede, a patto che vengano utilizzati pezzi di ricambio originali no di marca pari all’originale. Infine, non sapendo più come muoversi, ha chiesto le fatture dei tagliandi che difficilmente uno conserva per cinque anni".

Tramite l’ufficio legale dell’Adico, conclude Garofolini, "abbiamo scritto a lla casa automobilistica contestandone il comportamento, rilevando che il problema della catena di distribuzione riguarda molte altre vetture del gruppo e chiedendo dunque la sistemamazione dell’auto senza spese per il nostro socio".
 
 

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