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"La scuola è in condizioni pessime" Occupato l'"8 Marzo" di Mirano

Circa venti giovani martedì mattina si sono barricati nell'istituto. Una prima incursione fallita verso le 24. A mezzogiorno la smobilitazione

Entrano dento due volte. Si barricano con cattedre e banchi. Poi desistono. L'onda lunga delle proteste studentesche raggiunge anche la cittadella scolastica di Mirano in via Matteotti. Verso la mezzanotte tra lunedì e martedì, infatti, nove ragazzi che frequentano l'istituto tecnico statale commerciale e per geometri "8 Marzo" sono entrati nella scuola attraverso una finestra. Tra loro giovani che frequentano il quinto anno (quindi poco più che maggiorenni) e alcuni minori.

La prima incursione, però, fallisce. L'allarme anti intrusione scatta quasi subito e sul posto intervengono i carabinieri e il servizio di vigilanza. Gli studenti avevano iniziato a bloccare porte e finestre con del nastro. I militari quindi hanno instaurato un dialogo con i manifestanti durato circa un'ora. Imperniato tutto sulle ragioni della protesta: in primis le condizioni dello stabile, tra soffitti e aule in condizioni precarie, e anche della palestra. Fanno capolino pure le motivazioni "generali" che hanno incendiato la popolazione scolastica anche tra Venezia e Mestre: il caro libri e i tagli all'istruzione.

Al termine di un'oretta di dialogo i ragazzini sono quindi usciti dalla scuola. Ma non sono tornati a casa. Hanno infatti passato la notte nei paraggi, per poi fare capolino di nuovo (con i rinforzi) verso le 6 di mattina. Tornando a occupare l'istituto. Una ventina di giovani hanno quindi preso banchi, sedie e scrivanie e li hanno posizionati davanti a tutti i varchi possibili. Lezioni saltate, naturalmente. E ritorno sul posto anche dei carabinieri, con la dirigente scolastica. L'intenzione dei manifestanti era di prolungare l'iniziativa fino a venerdì prossimo. Verso le 12, poi, al termine dell'ennesimo dialogo con forze dell'ordine e preside, la decisione di smobilitare il blocco. Tutto, quindi, si è risolto pacificamente. Il timore però è che l'onda della protesta possa ora contagiare anche gli altri istituti vicini. Come accadde l'anno scorso. 

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