Animatore accusato di abusi sessuali su minori: «Incapace di intendere e volere»

Un 34enne di Oderzo, impegnato presso una colonia di Bibione, è stato scagionato da una perizia disposta dal giudice

Era accusato di  aver abusato, mentre svolgeva l'attività di animatore, di un bambino di 11 anni e di uno di 13, il primo veneziano e il secondo residente a Treviso. Violenze sessuali che si sarebbero consumate a Bibione durante dei periodi di vacanza estiva organizzati da una cooperativa. Ma l'uomo, un 34enne di Oderzo, non sarà processato: il tribunale di Venezia in composizione collegiale per il giudizio di primo grado ha dichiarato ieri, martedì 12 febbraio, l'improcedibilità perché la perizia disposta dal giudici sottolinea infatti che si tratta di una persona incapace di intendere e di volere a causa di un grave deficit cognitivo.

Due minori molestati

«Sono stato molestato da quell'animatore, è successo quando avevo tredici anni ed ero in vacanza al mare con i miei amici»: è quello che il ragazzo trevigiano ha raccontato, qualche anno dopo l'episodio, alla fidanzatina. Le parla di abusi subiti da quel ragazzo più grande, anche lui ospite e assistito dalla cooperativa che nella località di mare del litorale veneziano organizzava ogni anno dei soggiorni turistici per giovani. Lei si confida con i propri genitori che a loro volta informano il padre e la madre del ragazzo che a quel punto riferisce i dettagli di quella esperienza terribile anche ai suoi familiari. E scatta la denuncia. Qualche tempo dopo sul 34enne, nei cui confronti a Venezia viene aperto un fascicolo di indagine dal sostituto procuratore Lucia D'Alessandro, piove un'altra tegola giudiziaria: si tratta di una seconda denuncia sempre per violenza sessuale e questa volta ad accusarlo è un 11enne veneziano. E anche la famiglia di questo bambino presenta una denuncia.

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«Incapace di intendere e volere»

«È una persona affetta da un grave handicap mentale»: è l'eccezione che la difesa mette in campo fin dalla chiusura delle indagini. Ma quell'handicap, che sarebbe certificato anche da una corposa documentazione medica dell'azienda sanitaria trevigiana che segue il 34enne praticamente fin dall'infanzia, non convince il gip di Venezia che dispone, su richiesta della Procura, il rinvio a giudizio. Bisogna attendere tre anni e i risultati della perizia di parte della difesa perché il Tribunale lagunare, nella penultima udienza del processo, decida di nominare un proprio consulente. La perizia, affidata allo psichiatra Davide Roncati, non lascia adito a dubbi: il 34enne è incapace di intendere e volere, non può stare a processo ma soprattutto non era capace delle sue azioni al momento in cui sarebbero stati commessi i fatti.

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