L'integrazione è possibile: Lamin, Zubaida e Rejoice si stanno costruendo un futuro in Italia

I 3 giovani rifugiati frequenteranno l'università o lavorano. Sono stati ricevuti dall'assessore alla Coesione sociale, Simone Venturini: "Il sistema Sprar di Venezia funziona"

Vengono da Paesi lontani e hanno superato ostacoli inimmaginabili. Ora, però, sono diventati anche esempio di volontà di integrazione e di impegno per costruirsi un futuro nel nostro paese. Sono le storie dei tre giovani rifugiati che martedì mattina sono stati invitati a Ca' Farsetti. Si tratta di Lamin, Zubaida e Rejoice, tutti giunti a Venezia nel 2015 e accolti dallo Sprar (Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati) gestito dal Comune di Venezia e finanziato interamente da fondi nazionali. Mese dopo mese hanno acquisito la padronanza della lingua italiana e una prospettiva di futuro di studio e di lavoro. 

Borse di studio e lavoro

Ad accogliere i giovani è stato l'assessore alla Coesione sociale, Simone Venturini: Lamin e Zubaida hanno vinto due borse di studio all'università di Ferrara per il corso di Economia aziendale, Rejoice, invece, svolge servizio civile alla sede di Venezia della Uildm, Unione italiana lotta alla distrofia muscolare.

"I nostri servizi per l'integrazione funzionano"

“Abbiamo voluto raccontare alla città queste esperienze – ha spiegato Venturini - perché crediamo siano la dimostrazione che i servizi per l'integrazione gestiti dal Comune funzionino pienamente, consentendo di giungere a questo importante esito. Crediamo che questo modello di gestione dei veri rifugiati possa essere anche preso ad esempio dal governo nazionale, che in questi ultimi anni ha gestito in malo modo la partita immigrazione. L'accoglienza va di pari passo con il rispetto delle regole, con lo studio della lingua, delle tradizioni e con la volontà di integrarsi. Questi tre ragazzi, che hanno alle spalle delle storie di sofferenza inenarrabile, sono la dimostrazione che un percorso di integrazione virtuoso è possibile e passa dal coinvolgimento e dall'attivazione delle persone stesse".

Percorsi virtuosi

I tre ragazzi hanno seguito percorsi virtuosi, grazie alla formazione loro offerta e al fatto che hanno potuto far riconoscere anche quella effettuata nei Paesi di origine. La perfetta conoscenza della lingua inglese e il buon apprendimento di quella italiana sono stati fattori cruciali di successo: hanno partecipato con esito positivo a bandi riservati a rifugiati o aperti anche a giovani immigrati, stabilmente residenti.

La storia di Lamin

Il più giovane dei tre è un ragazzo nato in Gambia, di 21 anni, e si chiama Lamin. Parla la lingua di origine mandinga, inglese e ora anche italiano. E' stato accolto in diversi centri di accoglienza straordinari prima di arrivare al Centro Sprar di Venezia, a maggio 2017. Ottenuto il permesso per asilo, a dicembre del 2016, ha frequentato diversi corsi di italiano e fatto un tirocinio di 5 mesi presso un hotel a Venezia. Avendo concluso le scuole superiori nel suo Paese, ha potuto partecipare al bando per rifugiati dell'Università di Ferrara, che ha vinto potendo così immatricolarsi al corso triennale in Economia (in lingua italiana). “All’inizio è stato difficile integrarsi in un posto in cui non conoscevo nessuno – ha raccontato. Mi hanno detto che se avessi voluto rimanere in Italia avrei dovuto imparare l’italiano e così ho fatto. Ho subito iniziato a studiare, mi hanno regalato un vocabolario che ancora, ogni sera, foglio. A tutti i giovani nella mia condizione consiglio di non perdere tempo, perché il tempo non aspetta”.

La storia di Zabaiida

Ci sono poi due giovani donne: la prima è Zabaiida, afgana, di 25 anni, entrata in Italia per motivi di asilo nel giugno 2016. Originaria della provincia centrale di Daykundi, abitata in gran parte dalla popolazione Hazara (minoranza spesso discriminata in Afganistan), di lingua originaria Dari, parla perfettamente inglese. In Afganistan ha con seguito una prima laurea. Le è stato riconosciuto lo status di rifugiata (titolare di protezione internazionale) in Italia a luglio 2017. Prima accolta in un Centro prefettizio in provincia di Venezia, dal marzo 2017 è stata ospite allo Sprar di Venezia (Centro Darsena) negli appartamenti riservati a 10 donne rifugiate. Ha frequentato con profitto 3 corsi di italiano messi a disposizione dal progetto. Ha partecipato con successo al progetto “Greenlight” della Biennale di Venezia, realizzato con la collaborazione di Biennale, Comune e Prefettura, all'interno del quale ha lavorato all'assemblaggio di lampade artistiche. Essendo già laureata, ha partecipato al bando nazionale della Università di Ferrara, concorrendo per una borsa triennale per la Facoltà Magistrale in Economia, con insegnamenti in lingua inglese. Ha vinto la borsa e ora sta frequentando la Facoltà. Fa la pendolare Venezia - Ferrara in attesa di trasferirsi, a breve, a Ferrara, dove completerà gli studi.

La storia di Rejoice

La seconda è Rejoice, nigeriana, di 27 anni. E' stata accolta in una struttura straordinaria per donne fino al riconoscimento dello status di rifugiata: a giugno 2017 è stata trasferita nel Centro Sprar del Comune di Venezia. Ha frequentato con profitto vari corsi di italiano. Tra maggio e giugno ha frequentato il corso per assistenti familiari dell'Enaip di Padova. Tra giugno ed agosto ha inviato la sua candidatura per la selezione di volontari in Servizio civile ed è stata scelta come volontaria presso la Uildm di Mestre, dove svolgerà il suo servizio fino all'autunno 2018.

Nel 2017 accolte 171 persone

“Voglio complimentarmi per i risultati che avete ottenuto e augurarvi una buona continuazione di percorso di studi e di lavoro. Un grande ringraziamento a tutte le persone che vi hanno aiutato ad arrivare a questi ambiti risultati. Ora la vita è nelle vostre mani”. A ricordo dell'esperienza veneziana l'assessore Venturini ha quindi donato ai tre giovani un gagliardetto della città e un libro di fotografie. Nel 2017, i Centri Sprar del Comune, che hanno 96 posti a disposizione, hanno accolto in totale 171 persone, la maggior parte delle quali già titolari di protezione: di queste, 80 sono state dimesse a conclusione del loro progetto di accoglienza e integrazione. Il 62% dei beneficiari ha dai 18 ai 25 anni, il 36% dai 26 ai 40. Il 9% sono donne. Gli accolti e le accolte provengono da 28 paesi (in maggioranza Asia, per il 53%): 38% provengono da Afganistan e Pakistan, il 7% dalla Somalia, il 7% dalla Nigeria, 4% da Eritrea ed Etiopia, il 4% da Iran e Iraq, 3% dalla Siria. Il rimanente 37% da vari paesi, tra cui Gambia, Sierra Leone, Mali, Palestina, Turchia, Ucraina, Cina.

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