La marea se n'è andata, restano i danni e la paura per il futuro

Famiglie e negozianti puliscono e buttano via le cose inservibili. Chiunque abbia locali al piano terra avrà spese per migliaia di euro. Ma ci saranno altre acque alte "eccezionali" e qualcuno si chiede se valga la pena di investire ancora

Tutti sono al lavoro "per rialzarsi", ma ci si può rialzare per sempre? Per le famiglie, per le piccole attività commerciali, aver subìto una marea come quella del 12 novembre significa aver perso una buona parte degli oggetti di valore che si possiedono, e anche di più. Lavatrice, lavastoviglie, frigorifero, forno, mobili, letti, divani. Tutto raggiunto dall'acqua salata, motori elettrici fuori uso, tessuti rovinati, materassi impregnati. Le porte di legno gonfiate e inservibili, via anche quelle. I muri interni scrostati. Gli aiuti economici arriveranno, ma chissà se basteranno. A Jacopo, che ha un piccolo appartamento al piano terra a Dorsoduro, serviranno 20 o 30mila euro, chissà. A un negozio, con attrezzi e macchine di valore, molti di più.

Il punto però è un altro. È la consapevolezza che succederà di nuovo e che, di nuovo, Venezia non sarà pronta. «Sistemiamo, verifichiamo i danni, documentiamo e facciamo richiesta di contributo - dice Jacopo, che intanto sta lavando i pavimenti con acqua dolce -. L'abbiamo già fatto a ottobre 2018. Ma poi? Ricompro tutto ancora, e tra un anno siamo punto e a capo?». Quali sono le alternative? «Ho due possibilità: faccio risistemare e vendo l'appartamento, perdendoci; oppure faccio rifare completamente la vasca di contenimento sotto casa per proteggerla dai prossimi allagamenti, e servono 40-50mila euro».

Questa storia è simile a molte altre sentite negli ultimi giorni in giro per la città. L'acqua che continuava a salire, la corsa per tentare di salvare le cose portandole più in alto possibile: mattonelle per sollevare gli elettrodomestici, divani e poltrone poggiati sopra a cassette. Ma la marea cresceva e sembrava non smettere mai. Ha coperto tutto e ciò che non era coperto galleggiava. Intanto il vento soffiava, le reti elettriche saltavano e le abitazioni restavano al buio. È la storia di tante persone: a Venezia non c'è un'immagine unica e sconvolgente che rappresenti la grande devastazione; ci sono le facce un po' stravolte e stordite degli abitanti, le porte di casa aperte alle loro spalle e dentro tutto all'aria, pronto per essere mandato al macero.

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È sconfortante il pensiero a ciò che sarà, unito alla scarsa fiducia nelle possibili soluzioni. Una sola, in verità: il Mose. Funzionerà davvero? E comunque, quando? E qual è il piano B? Per adesso c'è l'ordinanza di emergenza del capo della protezione civile che prevede la sospensione dei mutui per un anno, 20 milioni di euro per gli interventi più urgenti e la nomina di commissario straordinario (il sindaco Brugnaro); inoltre, un primo rimborso dei danni di 5mila euro per i privati e di 20mila per le aziende. La sensazione però è di essere piccoli e inermi di fronte a quello che ci aspetta in futuro. Sempre più alte maree, sempre più eventi eccezionali. Se c'è un modo di salvare Venezia, è il caso di farlo in fretta.

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