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"Aqua granda", Brugnaro attacca l'Unesco: «Stop critiche, non fate l'interesse della città»

Tanti eventi per la ricorrenza dell'alluvione del 1966. Il sindaco coglie la palla al balzo: "Non siano iniziative fini a se stesse: dobbiamo ricordare al mondo il ruolo di Venezia"

Sono passati cinquant'anni, ma molti problemi sono rimasti. Anzi, nell'ultima decade, secondo il sindaco Luigi Brugnaro, si sono acuiti. Il 4 novembre del 1966 è il giorno dell'aqua granda. Un'acqua così alta non si ricordava a memoria d'uomo, Venezia è quasi completamente sommersa dall'acqua del mare Adriatico in tempesta. Le conseguenze sono note: mai la città aveva dovuto affrontare un'emergenza così grande, ed è da quell'episodio che si è iniziato a ragionare su un sistema di protezione del capoluogo dai fenomeni atmosferici straordinari. Quello che poi sarebbe diventato il Mose.

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Sono tante le iniziative pensate per la ricorrenza: non eventi fini a se stessi, ma un'occasione da sfruttare per ricordare all'Italia e al mondo il ruolo, l'importanza e soprattutto la delicatezza di una città come Venezia, che nella sua specialità ha necessità speciali. Un obiettivo da ricercare tutti insieme, secondo Brugnaro, cercando quell'unità d'intenti ormai perduta nel passato: "Venezia è patrimonio di tutti e di tutta Italia - ha ricordato martedì, in occasione della presentazione delle iniziative per il cinquantennale - Dobbiamo smetterla di fare polemiche. L'Unesco ha attaccato in primis gli sforzi dello Stato italiano, è stato scorretto. Quell'episodio terribile ha scatenato qualcosa, tutto il Paese si è reso conto dell'importanza del ruolo di Venezia. È stata creata la Legge speciale nel 1973, che negli anni ha dato tanto alla città. Negli ultimi dieci anni, però, i finanziamenti sono stati interrotti (DETTAGLI). E la manutenzione è interamente a carico dei veneziani. Le bricole crollano, così come gli intonaci dei palazzi. Il governo si dia da fare. La rifinanzi".

TUTTI GLI EVENTI IN PROGRAMMA

"Quando ho attaccato l’Unesco mi è stato dato del matto, ma adesso è stato attaccato ancor più violentemente da Giappone ed Israele, per cui vuol dire che a Venezia non parliamo a caso. La loro lettera, del resto, non ha quasi riconosciuto quanto è stato fatto, attaccando in primis lo Stato italiano, che non è vero che non ha fatto niente. Pur riconoscendo la situazione difficile, quel che sto cercando di spiegare allo Stato è solo l’importanza di questa città per il rilancio dell’intera economia italiana. Servono soldi per mantenere gli edifici, i canali, le bricole, il Mose". Il sistema di paratie mobili si collega all'altro grande capitolo, quello del porto: "Così com'è, il Mose non garantisce l'accessibilità al porto: le dimensioni della conca di navigazione non sono sufficienti. Quindi dobbiamo puntare con decisione sulla piattaforma offshore. È il futuro, perché se chiudiamo il porto chiudiamo la città", ha concluso Brugnaro.

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