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L'urlo di Celentano: "Costa, Zaia e sindaci incapaci uccidono Venezia"

Il "Molleggiato"si scaglia a testa bassa contro i diversi settori della politica lagunare, tra grandi navi, Palais Lumiere e immobilismo di chi comanda

Il “Molleggiato” tuona ancora. O, per meglio dire, urla. Adriano Celentano, da sempre famoso per le sue forti prese di posizione, spesso e volentieri anche al di fuori dei testi delle sue canzoni, non è abituato a risparmiarsi e certamente non lo fa nello spazio a lui dedicato su Il Fatto Quotidiano. Nella sua rubrica, “L'urlo di Celentano”, appunto, il leggendario cantautore ha questa volta preso di mira proprio la laguna, andando a ripescare lo “struscio” (vero o presunto, dipende da chi lo racconta) della Carnival Sunshine in riva dei Sette Martiri per commentare la situazione in cui versa Venezia, che per il cantante appare ormai presa in trappola tra il ricatto economico delle grandi navi (e di chi ne gestisce il flusso) e la pesante inefficienza dell'amministrazione cittadina.

LA DENUNCIA DI BETTIN: "TROPPO VICINI ALLA RIVA"

MASEGNI IN RIVOLTA – Celentano non si fa scrupoli, e nel suo lungo attacco alle istituzioni lagunari non risparmia di fare nomi, primi tra tutti quelli di Luca Zaia e Paolo Costa, tratteggiati, nelle parole del “Molleggiato” come i “mandanti del lungo assassinio di Venezia”. In particolare il cantante punta la sua penna contro l'ex sindaco e ora presidente dell'autorità portuale che, per dirla con le parole del musicista, “pur di non rinunciare a sfasciare del tutto Venezia, vorrebbe addirittura escavare il fondo di uno dei canali circostanti”. Il riferimento è ovviamente ad una delle soluzioni che Costa ha proposto come alternativa al transito dei colossi del mare in bacino san marco, una proposta che non sembra aver convinto nessuno, tanto meno l'amministrazione comunale. Che la situazione sia insostenibile, sostiene Celentano, “lo sanno anche le pietre” e anche loro “non ne possono più, stanche di essere continuamente minacciate”.

IL VIDEO DELLO "STRUSCIO"

UN PO' PER TUTTI – L'articolo dell'Adriano nazionale, comunque, non si ferma certo alle grandi navi, problema che per il cantante deve comunque essere preso in mano dai ministri di Infrastrutture e Ambiente quanto prima (se Lupi e Orlando – attacca Celentano – non ne sono capaci lo dicano e si facciano aiutare). Il “Molleggiato” ne ha anche per anche la brutta abitudine di strangolare i monumenti del centro storico con cartelloni pubblicitari, portando ad esempio il celebre caso del ponte dei Sospiri “mascherato” da uno striscione promozionale, ma le parole più taglienti sono quelle riservate al progetto di Pierre Cardin, quel Palais Lumiere rimasto a lungo sui tavoli di Comune e Regione per poi svanire in una nuvola di promesse. Celentano considera il progetto mai avviato una “torre velenosa” ideata da un architetto “folle” come simbolo del “più basso e becero consumismo”.

"LA SOLUZIONE IN UN COMITATONE A OTTOBRE"

IL RE È NUDO – Il cantautore, infine, punta il dito su quella che considera la più grande sciagura della città, il motivo per cui le pietre sono “le più arrabbiate”: l'immobilismo di chi comanda. Celentano, in questo caso, non chiama per nome Giorgio Orsoni, ma lo tira comunque per il colletto quando sostiene che a Venezia si sono succeduti sindaci su sindaci che, invece di governare la città, “senza vergogna” hanno remato contro, spingendola sempre più a fondo. L'arco del “Molleggiato” è carico di frecce contro l'amministrazione cittadina, accusata di non aver mai agito per contrastare efficacemente lo sfacelo di quello che è un patrimonio dell'umanità.

LA RISPOSTA DEL SINDACO: VERSO MARGHERA

DI CANTANTI E CIABATTINI – Non si è fatta certamente attendere la risposta di Paolo Costa, tirato in ballo come presidente dell'autorità portuale e come ex primo cittadino di Venezia. Costa risponde alla lunga tirata del cantante con una spietata citazione latina, che consiglia al ciabattino di non andare al di là delle sue scarpe. Come a dire che ognuno si impicci degli affari suoi. La ribattuta del presidente del porto, sicuramente sferzante, manca però di reali contenuti per contrastare la polemica, tanto che si conclude con un sardonico “...e pensare che come cantante era anche bravo”. Una risposta che, come ha già detto qualcuno, lascia il tempo che trova. Più tranquillo Orsoni, forse perché non interpellato nome e cognome nell'articolo del Fatto. Il sindaco loda la capacità del “Molleggiato” di dare voce ai sentimenti della gente, taglia sull'ipotesi del canale e spinge verso Porto Marghera per trovare una soluzione che non si può più rimandare. Belle parole, ma ora serviranno i fatti perché Celentano smetta di “urlare”.

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