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A settembre comunica di lasciare le chiavi: "L'Ater mi ha fatto pagare l'affitto fino a marzo"

Una 63enne mestrina si è rivolta all'Adico per chiedere giustizia: "Chiesto il canone di 6 mesi in cui non ha vissuto nessuno nella casa di mia madre. Più la rimozione dell'eternit"

La gratitudine, si dice, non è di questo mondo. E infatti Cristina Vincenzi, 63 anni, non si aspettava dall’Ater un ringraziamento per come la sua famiglia ha trasformato la casa di via Duca D’Aosta da tugurio invivibile a dignitoso alloggio abitabile. Ma non si aspettava neppure che l’Agenzia per l’edilizia residenziale le chiedesse il pagamento di sei mesi d’affitto che vanno da settembre 2016, quando ha comunicato la volontà di riconsegnare le chiavi dopo la morte dell’anziana madre che ormai viveva lì da sola, a marzo 2017, quando materialmente l’Ater le ha ritirate, dopo aver tergiversato per motivi legati alla burocrazia. 

Non solo. L’agenzia le anche intimato l’esborso di altri 850 euro per la rimozione di una tettoia in eternit collocata sopra a un magazzino realizzato regolarmente nel giardinetto dell’abitazione moltissimo tempo prima, a completare le pretese nei confronti di una famiglia che è entrata nell’alloggio Ater di via Duca D’Aosta oltre 70 anni fa. “Quando è stato assegnato l’appartamento ai miei nonni – racconta Cristina Vincenzi – non c’era nulla. Loro hanno rifatto il pavimento, le finestre, le porte, hanno messo il riscaldamento e rifatto il bagno che aveva solo il water. Poi sono subentrati mio padre e mia madre che hanno anche realizzato con relativi permessi un magazzino per il ricovero degli attrezzi. Alla morte di mio padre, mia madre è rimasta sola in quella casa che a poco a poco è diventata umida e inabitabile. Le termiti l’hanno invasa mangiando tutto ma l’Ater non le ha mai trovato, seppur invalida, un’altra sistemazione”. 

A luglio scorso l’anziana inquilina è morta e, dopo aver svuotato la casa, Cristina Vincenzi, a settembre, ha comunicato all’Ater di voler riconsegnare le chiavi. “A questo punto – spiega la donna – i responsabili dell’agenzia hanno temporeggiato chiedendomi di inviare la ricevuta con cui si confermava il condono del magazzino, condono che loro vedevano comunque chiaramente a computer. Ci ho messo diversi mesi per ottenerlo passando da un ufficio all’altro”. 


A marzo, finalmente, l’Ater le ha dato l’appuntamento per ritirare le chiavi. E qui, ecco la sorpresa. Alla donna sono stati chiesti 1.350 euro: 500 per gli affitti del periodo che va da settembre 2016 a marzo 2017 e altri 850 per rimuovere la tettoia di eternit del magazzino. “Questa vicenda – commenta Carlo Garofolini, presidente Adico - dimostra ancora una volta come l’Ater, che ha problemi di bilancio, trovi qualsiasi scusa per fare cassa. Già chiedere i soldi per rimuovere la copertura di amianto è da ritenere scandaloso, visto che la famiglia Vincenzi ha praticamente rifatto quella casa. Ma la richiesta di quei sei mesi di affitto sfiora il ridicolo”.

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