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Detenuto aggredisce un agente e lo manda all'ospedale

L'episodio risale a giovedì. Il detenuto prima ha gettato il caffè bollente in faccia al poliziotto e poi lo ha preso a calci. Oggi avrebbe aggredito altri poliziotti

Prima gli ha lanciato del caffè bollente in faccia, poi gli ha sputato contro e lo ha preso a calci all'addome e alle costole: così un detenuto del carcere di Venezia, giovedì, ha fatto finire all'ospedale un agente della polizia penitenziaria. L'aggressore, di nazionalità straniera, si è scagliato contro il poliziotto durante una normale operazione di apertura e chiusura della camera detentiva. E non è finita qui: il giorno dopo, venerdì, lo stesso detenuto ha aggredito altri poliziotti in due episodi distinti.

«Nel giro di due giorni, tre aggressioni che hanno costretto dei colleghi a ricorrere al pronto soccorso - riepiloga Umberto Carrano, segretario provinciale dell'Uspp (Unione sindacati di polizia penitenziaria) -. Ieri il malcapitato agente ha riportato ferite guaribili in cinque giorni. Stamattina un altro collega è stato assalito dallo stesso detenuto mentre lo accompagnava alla sua sezione e ha riportato una prognosi di 15 giorni». L'ultimo episodio nel pomeriggio di venerdì: «Ha sferrato un pugno al viso ad un altro poliziotto, al momento non si conosco ancora gli esiti della visita», conclude Carrano.

Le difficoltà dei penitenziari

«Gli agenti devono poter lavorare in sicurezza - commenta Carrano - non è più accettabile tutto questo. La preoccupazione tra il personale sale e le difficoltà operative generano un senso di abbandono. È il momento che l'amministrazione penitenziaria centrale presti maggiore attenzione alle realtà del carcere. La classe politica e i vertici istituzionali prendano contezza della grave situazione che investe gli istituti penitenziari, con si può continuare così».

Casi psichici

L'accaduto è stato segnalato anche dalla Fp Cgil: «Si tratta di una persona con problemi psichici - riferisce il sindacato - e questo dimostra come soggetti con queste particolari patologia debbano essere trasferiti in apposite strutture, poiché il personale di polizia non è formato per trattare e fronteggiare tali situazioni». Dello stesso parere è Leo Angiulli, segretario Triveneto Uspp: «In questi casi il detenuto dovrebbe stare sotto controllo psichiatrico all'interno di strutture apposite, invece il problema viene scaricato sui penitenziari, che già combattono contro le quotidiane difficoltà legate alla carenza di spazi e di organico. La situazione, non solo a Venezia, è critica: è impensabile, ad esempio, che un unico agente possa gestire, a mani nude, tutti questi detenuti "aperti" negli spazi comuni. Sarebbe bello che tutti potessero vedere cosa accade nei reparti detentivi se gli isituti fossero dei grandi palazzi di vetro, che tutti osservassero in che condizioni opera il personale. Sputi, offese e insulti sono all'ordine del giorno».

«Istituti abbandonati»

Secondo Carrano, c'è bisogno di «integrare la carenza di uomini in divisa e mezzi idonei per contrastare le aggressioni da parte dei detenuti più facinorosi, nonché l'aumento della pena detentiva in caso di aggressioni agli agenti». Solidarietà è arrivata da Alex Bazzaro, deputato della Lega e consigliere comunale a Venezia: «Purtroppo fino ad oggi il governo Conte e l’ex ministro Bonafede hanno continuato ad ignorare la situazione drammatica che vivono i penitenziari anche in Veneto - dice -. Gli istituti sono di fatto abbandonati, con carenze di organico importanti e soggetti a frequenti aggressioni da parte dei detenuti. La situazione è diventata ancora più complicata e pericolosa con l’emergenza sanitaria legata alla pandemia».

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