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Cronaca

Donna dà in escandescenze all'Angelo: personale aggredito e danni all'ospedale

L'episodio è successo nel fine settimana. Sul caso indagano le forze dell'ordine

Nel fine settimana una donna ha dato in escandescenze nel reparto di Pediatria dell'ospedale dell'Angelo, ha minacciato e insultato il personale in servizio, ha provocato ingenti danni, per finire fermata sul posto e trasferita via dalle forze dell'ordine. La donna era stata chiamata dal personale stesso: «Ci eravamo trovati ad accogliere un minore spaventato - spiega il primario, Paola Cavicchioli - che aveva abbandonato la casa per motivi su cui le forze dell'ordine. Mentre fornivamo a questo piccolo paziente la necessaria assistenza, abbiamo avvisato la famiglia. E la mamma, purtroppo, si è presentata in condizioni non adeguate al suo ruolo di genitore: da questo suo stato sono nate le pretese, i tentativi di calmarla, le aggressioni verbali, i gravi gesti e i danneggiamenti, che hanno condotto all'arresto della donna».

Le forze dell'ordine stanno verificando ogni aspetto della vicenda per fare chiarezza su quanto avvenuto in Pediatria e in precedenza, nel nucleo familiare: «la tutela del minore coinvolto è la prima grande priorità. - ha aggiunto Cavicchioli - Resta il fatto che anche la Pediatria, in cui episodi di aggressione verbale sono sempre più frequenti, paga lo scotto di una tensione e di un disagio diffusi: come reparto, non solo ci troviamo ad accogliere un numero sempre più alto di accessi al nostro pronto soccorso pediatrico, spesso inappropriati; ma in più, specie nei fine settimana, ci facciamo carico, e portiamo le conseguenze, del disagio sociale che si registra nel territorio, aggravato dalle difficoltà di questi mesi, dall'estate, dal caldo».

L'Ulss 3 stigmatizza quanto avvenuto: «Sappiamo che gli operatori della Pediatria - sottolinea il direttore generale, Edgardo Contato - hanno gestito la situazione e l'aggressione nel modo più professionale possibile. Siamo loro vicini, per il carico di ulteriore pressione che fatti come questi possono provocare in chi lavora con professionalità e disponibilità. Sappiamo anche che hanno seguito il caso di questo minore con un affetto e una dedizione umana che va ben al di là del dovere di medici e di infermieri»
 

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