Alcoa a rischio, ritorna la minaccia di chiusura dell'impianto a Fusina

Quasi duecento lavoratori potrebbero venire lasciati a casa: lo stabilimento veneziano ha un passivo annuo di otto milioni e l'azienda vuole eliminarlo

Per i quasi duecento dipendenti di Alcoa torna la paura del licenziamento: la fabbrica di Fusina, dopo il salvataggio da parte del governo italiano di qualche anno fa, torna infatti ad essere a rischio chiusura: la società americana non riesce a pareggiare i conti e, come riporta il Gazzettino, ora la possibilità di lasciare tutti a casa e sbarrare le porte si fa sempre più concreta, nonostante le proteste dei sindacati.

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BILANCI E SCIOPERI – Dalla sede centrale di Pittsburgh l'azienda ha reso noto che, con otto milioni di euro di passivo annuo, mantenere in piedi lo stabilimento veneziano sarebbe pressoché impossibile, ed ecco che a Fusina rischia quindi di ripetersi quanto già successo a Portovesme, in Sardegna, dove l'impianto di produzione dell'alluminio ha chiuso i battenti lasciando in strada centinaia di dipendenti. La fonderia in laguna, che ora vede impiegate 50 persone, il laminatoio con 70 dipendenti e il settore amministrativo con altri 70 lavoratori (già smantellato invece lo stabilimento per la produzione primaria), risultano i peggiori d'Europa per Alcoa, e in questi tempi difficili non ci si può permettere un simile “buco nero”. Durissima, come prevedibile, la reazione delle sigle sindacali, che per domenica notte hanno già predisposto uno sciopero di due ore, e si attende l'incontro tra le segreterie veneziane dei metalmeccanici e i vertici dell’azienda in sede Confindustria a Marghera per decidere altre forme di protesta, più feroci, che con ogni probabilità vedranno i lavoratori a rischio sfilare in corteo per le strade di Mestre. Ma è una battaglia che difficilmente potrà essere vinta, la Rsu aziendale ha rotto le trattative per il rinnovo degli integrativi allo stipendio, e tutto quello che ne è venuto fuori è stato un piano fatto di tagli e sacrifici, di “lacrime e sangue”, e un ultimatum: prendere o lasciare.

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