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Alfano in laguna: "A Venezia un piano speciale per la sicurezza"

Doppio appuntamento per il ministro dell'Interno, che ha annunciato di essere al lavoro su un progetto specifico. Accordo con il sindaco Luigi Brugnaro

"Venezia è una città speciale, e come tale va trattata. Serve un piano speciale di sicurezza". Parole di Angelino Alfano, ministro dell'Interno, impegnato lunedì mattina in un doppio appuntamento in provincia tra Jesolo e il capoluogo. Nella località balneare ha partecipato all'inaugurazione del nuovo commissariato di polizia, parlando di sicurezza e prevenzione al terrorismo: "La città di Venezia avrà un piano speciale di prevenzione contro il terrorismo - ha detto - È un luogo simbolo, ci attrezziamo per proteggerla al meglio. Proteggeremo Venezia come il resto del Paese e lo faremo nella città lagunare specificamente con un piano che presenteremo al sindaco Brugnaro, insieme al capo della polizia".

L'annuncio su "Venezia città sicura" non può che soddisfare il primo cittadino del capoluogo: "La sicurezza è la base per la rinascita economica del Paese", gli fa eco dal palco. Mentre il titolare del Viminale ha aggiunto che "non esistono luoghi a rischio zero, né in Italia né purtoppo in altri luoghi del mondo. Lo dimostra la drammatica cronologia del terrore degli ultimi 15 anni".

Sembre in materia di sicurezza Alfano ha annunciato la proposta di estendere il modello italiano in Europa, auspicando una maggiore cooperazione tra gli Stati dell'Unione Europea: "In Italia le forze antiterrorismo collaborano molto bene insieme all'interno di un comitato di analisi strategica contro il terrorismo - ha dichiarato - Abbiamo proposto l'estensione del nostro modello a livello europeo e stiamo lavorando per ottenere questo obiettivo sul piano della cooperazione dell'intelligence. C'è un avvio di collaborazione, ma si deve fare di più". Per il ministro ci sono ancora delle "gelosie nazionali, perché la protezione e la conservazione delle informazioni fa parte del potere dello Stato e dei singoli Stati. Ma ciascuno Stato - ha detto - deve spogliarsi della propria gelosia e del proprio flusso di informazioni, mettendo insieme le conoscenze degli altri per rendere più forte il continente europeo. Se si manterrà la gelosia noi saremo singolarmente, in modo apparente, più forti come Paesi ma, in realtà, nel senso europeo globale saremo più deboli".

Il ministro si è poi detto d'accordo con la linea adottata dal premier Matteo Renzi contro il terrorismo e non esclude una collaborazione con gli altri protagonisti in Siria e in Libia, dicendo no comunque a una "Libia bis": "Il presidente mantiene una linea di razionalità e responsabilità. Abbiamo sotto gli occhi il risultato del lavoro non completo fatto in Libia, che ci è costato un flusso di immigrati che partono da quel Paese che non è stabile. E questo perché è stato mandato al camposanto un dittatore, ma poi non si è completato il lavoro". "Per collaborare, per cooperare nel modo diverso anche in Siria - ha aggiunto - vorremmo sapere qual è il progetto per il dopo". "L'Italia ha un'importante partecipazione alla coalizione che combatte il terrore fin dopo la caduta delle Torri Gemelle a New York. I nostri uomini - ha ricordato - sono particolarmente impegnati".

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